Alcuni agenti addetti alla sicurezza hanno immobilizzato e soffocato Yves Sakila fuori dal grande magazzino Arnotts in Henry Street, a Dublino. L’uomo aveva 35 anni, possedeva origini congolesi, era cresciuto a Galway e risiedeva in Irlanda da oltre vent’anni. Di conseguenza, questo tragico episodio, legato a un sospetto caso di taccheggio, ha scatenato un’enorme ondata di indignazione in tutto il Paese. Infatti, molti cittadini collegano immediatamente la vicenda al noto caso di George Floyd negli Stati Uniti.
Inoltre, un drammatico video mostra chiaramente le convulse fasi del blocco sui social network e sui media internazionali. Nel filmato, un gruppo di guardie giurate tiene Sakila prono a terra. Nello specifico, uno degli addetti preme con il proprio ginocchio sul collo del trentacinquenne. Contemporaneamente, un altro vigilante tira un cappuccio sul viso della vittima.
Successivamente, dopo circa due minuti di forte compressione, l’uomo smette del tutto di dimenarsi. Subito dopo, gli agenti della An Garda Síochána arrivano sul posto e trovano Sakila ancora a terra. Gli agenti bloccano a loro volta l’uomo, ma si accorgono che il trentacinquenne non respira più. Nonostante i tempestivi tentativi di rianimazione cardiopolmonare e il trasporto d’urgenza al Mater Hospital, i medici dichiarano il decesso poco dopo il ricovero.
A causa di ciò, il contenuto del video spinge Ebun Joseph a scrivere immediatamente al Ministro della Giustizia, al Commissario della Garda e a Fiosrú. La Relatrice speciale dell’Irlanda sul razzismo chiede un’indagine completa, trasparente, indipendente e tempestiva. Infatti, i filmati causano profondo dolore, paura e indignazione in molte comunità nere e delle minoranze etniche.
Pertanto, Joseph esprime la forte ansia di queste comunità riguardo alla profilazione razziale e all’uso eccessivo della forza. Secondo la sua nota ufficiale, il silenzio o le formalità procedurali non possono ripristinare la fiducia del pubblico. Al contrario, le autorità possono ricostruire la fiducia solo attraverso una responsabilità visibile, la trasparenza e l’equità.
Nel frattempo, John Gerard Cullen, l’avvocato della famiglia Sakila, denuncia forti anomalie nella gestione del caso. Di fatto, le autorità non comunicano ancora la causa ufficiale del decesso ai parenti, sebbene il patologo esegua l’autopsia il giorno successivo alla tragedia. Cullen sottolinea che Sakila era un senzatetto con problemi di tossicodipendenza, morto tragicamente forse per una bottiglia di profumo.
Oltre a ciò, l’avvocato definisce inquietante il silenzio istituzionale e ipotizza una violazione del Victims of Crime Act. La polizia fornisce alla famiglia una versione vaga sulla morte e richiede campioni di DNA senza spiegazioni ufficiali. Eppure, la famiglia risiede stabilmente in Irlanda da anni. Intanto, l’Unità Crimini Gravi di Store Street apre una sala operativa e cerca testimoni per i fatti di venerdì 15 maggio 2026.
Infine, la società civile risponde con una veglia e una grande manifestazione davanti a Leinster House. Yemi Adenuga, portavoce della Black Coalition Ireland, elenca le cinque precise richieste dei manifestanti. La coalizione esige un’indagine immediata, formazione obbligatoria contro le discriminazioni per la polizia e una legge contro l’uso eccessivo della forza da parte dei vigilanti. Chiedono anche la fine della retorica demonizzante dei politici e pari trattamento reale per tutte le comunità.
Fonte: Fanpage