I militari della sezione di polizia giudiziaria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di Milano su richiesta della pm Alessia Menegazzo a un insegnante 48enne della Scuola Militare
Teuliè di Milano. Il docente è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di allievi e ragazzi dell’istituto. Il procuratore di Milano, Marcello Viola,
fa sapere in una nota che le indagini avrebbero svelato “un quadro di costanti pressioni” da parte dell’insegnante sugli alunni della scuola militare, fondata nel 1802. Avrebbe abusato della “posizione
educativa ricoperta” e in particolare del ruolo di componente interno della Commissione al prossimo esame di maturità. Gli studenti avrebbero vissuto in “condizione di assoggettamento psichico”,
scrive Viola e in un regime di “sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione”. Sarebbero stati costretti a condividere con il 48enne dettagli sulle proprie “vite intime”. Anche “dopo aver
saputo di essere sottoposto a indagine ed essendo perfettamente conscio dell’illegittimità del suo comportamento, ha cercato di inquinare le prove arrivando a chiedere a degli studenti” di “mentire ai
magistrati requirenti”. Lo scrive il gip di Milano Elio Sparacino nell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico dell’uomo. Tra le condotte contestate c’è anche il fatto che gli studenti erano
“costretti” a subire abusi, perché altrimenti il docente li avrebbe “ostacolati nell’esame e nel conseguimento della maturità” di quest’anno. L’inchiesta è scattata dopo le dichiarazioni rese lo scorso marzo da uno
degli allievi “ai suoi superiori”. Uno studente ha raccontato di aver “percepito” una “richiesta” del docente come “una velata minaccia” e il fatto che poteva “venire meno il suo sostegno scolastico”. E ancora:
“Io non vado molto bene a scuola – ha detto il ragazzo – e quindi potrei rischiare la bocciatura”. Un altro ha spiegato che il professore avrebbe potuto “assumere un atteggiamento ostile”, se non sottostava alle
sue richieste. L’insegnante dava anche soldi ai ragazzi, dai 100 ai 300 euro, sempre stando agli atti e chiedeva in alcuni casi anche di inviargli “fotografie erotiche”. Su Telegram scriveva: “Mi mandi una fotina?”.
Un alunno ha raccontato di essere rimasto “pietrificato” durante un abuso. Due studentesse hanno raccontato agli inquirenti che, “pur non avendo mai assistito direttamente” alle violenze “nei confronti dei compagni maschi” sapevano dei “netti favoritismi” nei confronti di alcuni allievi. Fonte Tgcom24.