Una semplice richiesta al banco si è trasformata in un piccolo caso mediatico. Succede allo Starbucks di via Buozzi, nel centro di Torino, dove un cliente si è visto addebitare 1,50 euro in più per una fettina di agrume nel tè. Una sorpresa poco gradita, soprattutto perché — come racconta l’uomo a Repubblica, scontrino alla mano — nessuno lo aveva avvisato del sovrapprezzo.
A rendere la vicenda ancora più indigesta, secondo la testimonianza, le dimensioni della fetta: “minuscola e raggrinzita”. Un dettaglio che ha contribuito a far montare l’indignazione e a rendere virale la segnalazione.
“Un prezzo folle. Mi hanno fatto pagare tantissimo senza dirmelo prima. È come se ti facessero pagare il ghiaccio nella Coca-Cola”, racconta il cliente, paragonando l’episodio ad altri costi extra spesso contestati nella ristorazione, come il taglio della torta o un secondo cucchiaino. “Ma lì almeno sei in piazza San Marco o ricevi un servizio particolare”.
Le cronache non sono nuove a raccontare di rincari e supplementi nei bar e ristoranti, soprattutto nelle città turistiche. In questo caso, però, a colpire non è solo l’aumento in sé, quanto il fatto che una fettina di agrume sia costata quanto un caffè.
Il cliente ha quindi contattato il Servizio clienti di Starbucks, che ha chiarito come non sia previsto alcun rimborso per supplementi correttamente battuti in cassa: “I prezzi degli extra, inclusi ingredienti aggiuntivi come la fetta di limone, sono stabiliti a livello aziendale e rientrano nelle condizioni di vendita”.
Resta però il nodo della mancata comunicazione preventiva. Su questo punto la catena statunitense ha mostrato maggiore apertura: “Comprendiamo che l’importo possa sembrare elevato. Prendiamo atto della segnalazione: il personale è sempre invitato a indicare eventuali costi aggiuntivi”.
C’è poi un ulteriore dettaglio che ha acceso la curiosità: non si trattava di limone, ma di lime. Starbucks ha spiegato che nei suoi tè non è previsto l’uso del limone, mentre il lime è l’unico agrume presente nel punto vendita ed è normalmente utilizzato per altre bevande del menù, come il Cool Lime Refresha.
A margine della polemica, l’azienda ha fatto sapere che in futuro il lime non verrà fatto pagare se richiesto nel tè. E il cliente protagonista della vicenda? Ha raggiunto il suo obiettivo: un tè gratuito, naturalmente con lime offerto.
Fonte: Fanpage.it