La tragedia colpisce alle porte di Roma. Accade sul litorale a sud della Capitale. Un ragazzino di 12 anni si sente male a scuola. Accusa un forte mal di testa. Poi tutto precipita. In poche ore. Senza preavviso. Senza scampo.
All’inizio il dolore sembra sopportabile. Tuttavia peggiora rapidamente. Le insegnanti intervengono subito. Avvisano la famiglia. Inoltre monitorano le sue condizioni. Poi chiedono aiuto. Subito dopo chiamano i soccorsi. Perciò arriva un’ambulanza.
I sanitari valutano la situazione. Agiscono in emergenza. Quindi dispongono il trasferimento urgente. Portano il bambino a Roma. Lo conducono all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Tuttavia le condizioni restano gravissime. Nonostante gli sforzi. Nonostante le cure.
La notte dell’8 gennaio segna il momento più duro. I medici lottano fino all’ultimo. Eppure dichiarano il decesso. La notizia si diffonde rapidamente. Colpisce la scuola. Colpisce la squadra. Colpisce l’intera comunità.
Secondo le prime informazioni, la causa appare improvvisa. I medici ipotizzano un’emorragia cerebrale. In alternativa indicano un aneurisma. In ogni caso l’evento arriva all’improvviso. Inoltre si rivela fatale. Senza segnali premonitori evidenti.
Intanto Anzio si prepara all’addio. I funerali si tengono oggi. Precisamente alle 15. La cerimonia avviene nella Basilica di Santa Teresa. Qui si ritrovano tutti. Compagni di scuola. Compagni di squadra. Amici. Familiari. Parenti.
La squadra annuncia l’ultimo saluto sui social. Scrive parole semplici. Esprime vicinanza. Mostra dolore. Inoltre invita alla partecipazione. Altre società si uniscono. Mandano messaggi. Condividono il lutto. Anche dalla Capitale.
Così il calcio si ferma. Così la città si stringe. Perché resta una domanda. Perché resta un vuoto enorme. Un mal di testa. Una mattina normale. Poi una perdita insopportabile. E infine un silenzio che pesa su tutti.
Fonte: Fanpage