Lo stupro all’alba e quel disperato grido d’aiuto : “Fermati fallo per le mie figlie”

Gli ha urlato di «fermarsi», di farlo «per le sue bambine»
sei in  Cronaca nera

3 mesi fa - 28 Agosto 2021

Gli ha urlato di «fermarsi»,
di farlo «per le sue bambine».

Grida che rimbombano da una buca nella terra, nel silenzio dell’alba.

Un disperato tentativo ,di chiedere aiuto, che nel deserto delle 6.30 del mattino di lunedì 9 agosto nessuno può sentire.

Aggredita e violentata all’interno,
di un tubo di cemento ,in un canale ,
di scolo, a poche decine ,
di metri dall’ingresso dell’ospedale San Raffaele.

A colpire, secondo le accuse dei magistrati milanesi, un 31enne egiziano, sbarcato lo scorso 11 maggio ,
a Lampedusa e in attesa d’asilo.

Contro di lui anche l’esame del Dna.
La vittima è una 25enne italo-sudamericana, che lavora da anni ,
per un’azienda esterna nell’ospedale.

Dopo la violenza non ha neppure la forza di chiamare la polizia.

Arriva al San Raffaele sconvolta,
e riesce a malapena ,ad accennare qualcosa alle colleghe .

Le quali la convincono a salire ,
su un taxi e a farsi visitare ,
al Pronto soccorso della Mangiagalli.

Medici e psicologi ascoltano il suo racconto.

Poche ore dopo è tutto sul tavolo dei magistrati e degli investigatori della Mobile, guidati da Alessandro Carmeli e Achille Perone.

La vittima seppure ancora molto provata ha ricordi nitidi:

«Era un nordafricano, con pantaloni corti, maglietta chiara e uno zaino».

Ricostruisce con precisione il luogo della violenza: un sentiero tra la metropolitana Cascina Gobba, la Tangenziale Est e l’ospedale.

È una strada che la ragazza, come centinaia di lavoratori e studenti dell’ospedale, percorre ogni mattina.

Una scorciatoia che permette di dimezzare il tragitto, ma stretta, in parte nascosta dalla vegetazione e da un cantiere.

E soprattutto senza telecamere.

La 25enne guida i poliziotti sul luogo dello stupro: un grosso tubo di cemento interrato accanto a una buca e a un canale.

È qui che il suo aguzzino ,
la spinge dopo averla aggredita alle spalle lungo il sentiero.

Lei sta ascoltando la musica con gli airpods.

Racconta di essere stata raggiunta da un ragazzo, forse lo stesso , che aveva visto poco prima seduto ,(con un altro giovane) ,all’esterno del parcheggio Atm, della fermata.

La vittima pensa che abbia fretta e si blocca per farlo passare.

Lui però si ferma, le mostra il cellulare, le parla.

La 25enne sta ascoltando musica,
e per il timore ,si allontana in fretta.

È in quel momento ,che lui ,
la spinge nel canale, poi la trascina per i capelli , fino al tubo ,
e le tiene schiacciata la testa
fino a toglierle il respiro.

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