Uccide la moglie e tenta di strangolare il figlio con una cintura: il ragazzo finge di morire e si salva

20 Giugno 2021 - 17:33

Uccide la moglie e tenta di strangolare il figlio con una cintura: il ragazzo finge di morire e si salva

“Ho ucciso tua madre e ora tocca a te”.
Questa la frase agghiacciante che Jaime Moises Rodriguez Diaz.

Il 41enne messicano che ieri ha ucciso la moglie ad Arese, in provincia di Milano, avrebbe pronunciato ,all’indirizzo del figlio 18enne.

Dopo aver ammazzato la moglie, trovata in un lago di sangue ,con una profonda ferita al capo.

E prima di chiudersi in bagno, dove si sarebbe inferto alcune ferite con un coltello.

Avrebbe cercato di strangolare il figlio, 18enne con una cintura di nylon.

L’uomo ha quindi tentato di strangolare il giovane, che ha opposto resistenza, e dopo aver finto di svenire, ha perso conoscenza.

Quando ha riaperto gli occhi i soccorritori erano già in casa.

Ad allertare i vicini di casa, di quanto accaduto è stato il figlio 15enne della coppia.

Per questo motivo adesso al 41enne, da ieri recluso nel carcere di San Vittore.

Dopo essere stato medicato e dimesso dall’ospedale di Garbagnate, oltre all’accusa di omicidio ,è contestata quella di tentato omicidio.

Tra il padre e il figlio, a quanto pare, c’erano stati spesso screzi ,a causa dei modi autoritari dell’uomo.

Non è chiaro se anche in passato i suoi comportamenti ,fossero mai diventati veri e propri atti di violenza.

Fatto sta che ieri mattina l’uomo ha ucciso la moglie, la 48enne Silvia Susana Villegas Guzman.

Nella loro casa in via Gran Paradiso ad Arese, dove la coppia si era trasferita da circa un mese dal Messico.

Dopo il femminicidio ,l’uomo avrebbe cercato di uccidere anche il figlio primogenito, che è però riuscito a difendersi.

Ieri mattina era stato poi proprio il 18enne, assieme agli altri suoi due fratelli minori, ad andare dai vicini per dare l’allarme.

Quando i carabinieri sono intervenuti nell’abitazione della famiglia, hanno trovato la donna ormai, priva di vita e il marito chiuso in bagno, con ferite che sono poi state giudicate guaribili in dieci giorni.

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