Stuprato e buttato giù dalla finestra : la morte del piccolo Antonio Giglio non ha un colpevole. Assolti la madre e il compagno

Gli orrori del Parco Verde di Caivano
sei in  Cronaca nera

1 mese fa - 3 Novembre 2021

Per la morte del piccolo Antonio Giglio, che il 28 aprile 2013 ,
è precipitato dalla finestra ,
di un palazzo nel Parco Verde a Caivano, non c’è nessun colpevole. 

Oggi la seconda Corte di Assise,
di Napoli (presidente Cristiano) ,
ha assolto, per non avere commesso il fatto, Marianna Fabozzi, madre del bimbo di 4 anni.

Accusata di omicidio volontario, e il compagno della donna, Raimondo Caputo, accusato di favoreggiamento.

Fabozzi e Caputo, sono stati già condannati, in via definitiva,
per la morte della piccola Fortuna Loffredo.

La bimba violentata e lanciata nel vuoto, nello stesso complesso residenziale, il 24 giugno 2014,
un anno e due mesi ,dopo la morte ,
di Antonio.

L’accusa contro Fabozzi e Caputo

Ad accusare la Fabozzi ,dell’omicidio ,
di suo figlio, fu la sorella di Caputo, detto “Titò” che, ai carabinieri,
riferì di averla vista compiere il gesto.

Attraverso uno degli specchi ,
che c’erano nel corridoio di casa dell’imputata.

La difesa di Caputo fu contraddittoria: dapprima smentì ,che la sorella ,
si trovasse in casa quel tragico giorno.

Però il 9 giugno 2016, durante un interrogatorio reso, mentre era detenuto, nel carcere di Poggioreale, (questo è avvenuto durante il processo sulla morte di Fortuna, ndr.).

Tornò sorprendentemente ,sui suoi passi circa ,la presenza della sorella in casa.

Per questo motivo gli è stato contestato, il reato di favoreggiamento.

Secondo Marianna Fabozzi, Antonio ,
cadde dopo essersi sporto ,
dalla finestra per vedere ,
un elicottero.

Circostanza sulla quale ,
ha cercato di fare luce l’avvocato Sergio Pisani, legale di Gennaro Giglio, padre del piccolo Antonio, il quale chiese l’accertamento al giudice ,
che invece si pronuncio’ contro questa istanza.

Stuprato e buttato giù dalla finestra : la morte del piccolo Antonio Giglio non ha un colpevole. Assolti la madre e il compagno
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