Il governo sceglie una via di mezzo tra bilancio e famiglie. La prudenza fiscale guida le nuove decisioni sulle accise. Lo sconto sui carburanti resta ma cambia radicalmente volto. La riduzione diventa più lieve per la benzina con 5 centesimi. Al contrario, il taglio sul gasolio rimane più alto a 20 centesimi. Il precedente bonus era invece pari a 24,4 centesimi. Giorgia Meloni aveva anticipato questa mossa durante la conferenza stampa. Il prezzo del diesel cresce infatti più velocemente della super.
Dal 2 maggio il prezzo del gasolio resterà quindi stabile. Tuttavia, il costo della benzina subirà un aumento immediato. La misura resterà in vigore soltanto fino al 21 maggio. Questo rinnovo copre solo tre settimane dalla scadenza attuale. Pertanto, il governo limita la durata per motivi strettamente economici. Questa operazione richiede infatti una spesa pubblica altissima. Lo Stato ha già speso oltre un miliardo di euro da marzo. Di conseguenza, il governo deve monitorare con attenzione ogni uscita.
Il taglio favorisce il gasolio rispetto alla benzina per una ragione precisa. Il prezzo del diesel è aumentato in modo molto più marcato. Oggi il gasolio costa mediamente 2,052 euro al litro. Il prezzo sale addirittura a 2,114 euro sulle reti autostradali. Invece, la benzina registra incrementi decisamente più contenuti. Il costo della super si attesta ora sui 1,746 euro al litro. Senza questo rinnovo, il diesel italiano sarebbe il più caro d’Europa. Quindi, il governo interviene per calmierare specificamente questo settore.
Fare previsioni certe risulta difficile a causa della crisi internazionale. La situazione globale rimane infatti estremamente variabile e complessa. Ma i calcoli attuali indicano scenari molto chiari. Dal 2 maggio la benzina supererà probabilmente gli 1,90 euro al litro. Invece, il gasolio manterrà i livelli attuali con variazioni minime. Certamente la crisi energetica non mostra segnali di fine. Il petrolio potrebbe continuare la sua corsa verso l’alto. Pertanto, i prezzi alla pompa resteranno sotto forte pressione.
Molti esperti avevano lanciato allarmi precisi su questo rinnovo. Anche il Fondo monetario internazionale ha espresso forti perplessità. Ridurre le accise offre un sollievo immediato ai cittadini. Questa mossa garantisce sicuramente un consenso politico ed elettorale. Tuttavia, la misura presenta diverse e pesanti controindicazioni. Infatti, il prezzo basso non spinge al risparmio energetico. Il mercato soffre invece per la scarsa disponibilità di carburante. In sintesi, questa scelta potrebbe aggravare i problemi futuri.
La speranza del governo risiede nei difficili negoziati internazionali. Si attende uno sblocco tra l’Iran e gli Stati Uniti. Inoltre, la riapertura dello Stretto di Hormuz appare fondamentale. Intanto, il taglio delle accise aiuta proporzionalmente i più ricchi. Le famiglie benestanti consumano infatti mediamente più carburante. Di conseguenza, una grande parte del miliardo speso va ai redditi alti. Queste persone potrebbero invece pagare il prezzo pieno senza problemi. Quindi, il beneficio non raggiunge in modo equo tutta la popolazione.
Le misure mirate ai redditi bassi avrebbero effetti diversi. L’uso dei fondi per i meno abbienti garantisce maggiore equità. Invece, lo sconto generalizzato non distingue tra le varie fasce sociali. Il governo deve quindi bilanciare equità sociale e sostegno diffuso. La scelta attuale privilegia la stabilità dei trasporti commerciali legati al diesel. Ma il costo per le casse dello Stato rimane un nodo centrale. Infatti, ogni proroga sottrae risorse ad altri possibili interventi economici.
In conclusione, il decreto traccia una linea di gestione temporanea. Il futuro dei prezzi dipenderà totalmente dai mercati esteri. Il petrolio rimane la variabile impazzita di tutta l’economia nazionale. I cittadini dovranno affrontare costi più alti per la benzina verde. Allo stesso tempo, il gasolio riceve una protezione maggiore ma limitata. Il 21 maggio segnerà un nuovo punto di svolta per i trasporti. Solo allora il governo deciderà se continuare con questo schema. La stabilità economica resta comunque l’obiettivo primario dell’esecutivo.