Gli agenti dell’ICE hanno soffocato e ucciso un migrante cubano, poi ne hanno simulato il suicidio. È quanto emerge dall’autopsia sul corpo di Geraldo Lunas Campos, 55 anni, morto il 3 gennaio all’interno di un centro di detenzione per immigrati in Texas. L’uomo, residente legalmente negli Stati Uniti, si trovava a Camp East Montana, una struttura temporanea allestita con tende nel deserto, all’interno della base militare di Fort Bliss, destinata a diventare il più grande centro di detenzione per immigrati del Paese.
Secondo il rapporto medico-legale, la causa della morte è un’asfissia provocata dalla compressione del collo e del torace durante una colluttazione con gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Il decesso è stato classificato come omicidio. Sul corpo sono stati riscontrati segni evidenti di immobilizzazione violenta: abrasioni al petto e alle ginocchia, emorragie al collo, lesioni agli occhi e microemorragie tipiche dei casi di soffocamento.
Un testimone ha raccontato all’Associated Press che Lunas Campos era ammanettato e immobilizzato da almeno cinque agenti. Secondo la sua testimonianza, uno di loro avrebbe stretto un braccio attorno al collo dell’uomo fino a farlo perdere conoscenza. Dettagli che trovano riscontro nel referto dell’ufficio del medico legale della contea di El Paso, che parla di lesioni compatibili con una pressione prolungata esercitata sul corpo.
Il vice medico legale Adam Gonzalez ha indicato come causa del decesso l’asfissia da compressione del collo e del torso. Un patologo forense indipendente, Victor Weedn, ha confermato che il quadro delle lesioni è coerente con una morte avvenuta durante una contenzione fisica.
La versione ufficiale delle autorità federali è cambiata più volte. Inizialmente l’ICE aveva parlato di un detenuto in difficoltà, trasferito in isolamento e soccorso dal personale medico. Solo successivamente, dopo che la famiglia è stata informata della possibile classificazione del decesso come omicidio, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha sostenuto che l’uomo stesse tentando il suicidio. Una ricostruzione che l’autopsia non conferma: nel rapporto non vi è alcun riferimento a un tentativo di togliersi la vita.
Lunas Campos viveva negli Stati Uniti da oltre vent’anni ed era entrato legalmente nel Paese nel 1996. Il suo decesso non è un caso isolato: in poco più di un mese, a Camp East Montana sono state registrate almeno altre due morti, mentre la struttura continua a essere al centro di polemiche per le condizioni di detenzione e la gestione affidata a una società privata senza esperienza nel settore carcerario.
fonte: fanpage
crediti foto: fanpage