Scandalo del sangue nelle Marche. Sei quintali di plasma sono stati buttati in virtù delle criticità nell’officina trasfusioni. Circa 1600 donazioni sono andate così perdute.
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Scandalo del sangue nelle Marche. Più di 1.600 sacche di plasma prelevato da migliaia di donatori di sangue sono state buttate nelle Marche. Una perdita che, tradotta in termini di volume, raggiunge l’impressionante cifra di quasi 6 quintali di prezioso materiale biologico; un patrimonio di solidarietà che, anziché essere trasformato in farmaci salvavita, è finito nel circuito dei rifiuti speciali a causa di una serie di errori gestionali, carenze di organico e decisioni politiche che hanno ignorato i ripetuti allarmi tecnici provenienti dall’interno delle strutture ospedaliere.
Ma come si è arrivati a questo disastro? E di chi sono le responsabilità? Facciamo un passo indietro: il sistema trasfusionale marchigiano, come quello di tutte le altre regioni italiane, si fonda su un modello organizzativo che prevede che la lavorazione del sangue raccolto debba essere centralizzata all’interno di poli unici regionali (le “officine trasfusionali”), i quali devono essere dotati di risorse umane e tecnologiche adeguate per supportare i volumi di sangue in ingresso.
L’idea di base prevede la raccolta capillare sul territorio e il successivo convogliamento di tutto il sangue presso un’unica officina regionale deputata alla lavorazione e al frazionamento. Tuttavia, nelle Marche questo progetto si è scontrato con una realtà operativa drammaticamente sottodimensionata; negli ultimi anni, infatti, il personale tecnico dell’officina è stato ridotto ai minimi termini, spesso costretto a operare con contratti precari che hanno favorito una fuga costante verso posti di lavoro più stabili.
Fonte: Fanpage
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