Un sistema collaudato, capace di trasformare un presidio sanitario pubblico in una centrale operativa per le truffe. È quanto emerge dalla nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulle infiltrazioni del clan Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Secondo gli atti, i referti medici necessari per simulare sinistri e ottenere risarcimenti assicurativi venivano “ordinati” direttamente ai reparti grazie alla complicità di dipendenti infedeli.
Sono 76 gli indagati nell’indagine che ha portato a quattro arresti, tra cui quello dell’avvocato 51enne Salvatore D’Antonio, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la Procura, il legale avrebbe gestito e reinvestito i proventi delle truffe del clan in immobili, auto e opere d’arte. Tra gli indagati figurano anche professionisti e funzionari pubblici, compresi medici e dipendenti amministrativi dell’ospedale.
Decisive le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che già nel 2015 aveva descritto un meccanismo rodato: i certificati venivano predisposti anche senza la presenza del falso danneggiato. Si utilizzavano radiografie già archiviate, modificando i nominativi; in alternativa, si ricorreva al Pronto Soccorso per costruire la documentazione clinica necessaria. Un gruppo dedicato si occupava della gestione delle pratiche, trattenendo – come emerge dalle intercettazioni – una percentuale del 10% sugli importi liquidati.
Il sistema si reggeva su minacce e complicità. Il clan avrebbe controllato anche servizi interni alla struttura, come bar e buvette, sfruttando risorse dell’ospedale senza autorizzazioni. Pressioni sarebbero state esercitate persino sull’allora direttore generale dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, nel periodo in cui l’azienda tentava di riorganizzare i settori più esposti.
Emblematico, infine, l’episodio del ticket sanitario: parte del pagamento poteva essere consegnata a un parcheggiatore abusivo legato al clan, che accompagnava l’utente direttamente in ambulatorio. Un controllo capillare che, secondo gli inquirenti, trasformava l’ospedale in un avamposto dell’organizzazione criminale.
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