Politica

Salvini e Meloni già litigano sulle poltrone di Governo. Matteo vuole Bertolaso Ministro e la conferma di Cingolani.

Salvini e Meloni già litigano sulle poltrone di Governo. Matteo vuole Bertolaso Ministro e la conferma di Cingolani.

Matteo Salvini ha buttato giù una lista di ministri, indicando persino i primi nomi del prossimo esecutivo: «Mi piacerebbe che ci fosse Roberto Cingolani».

Il leader della Lega  vuole avere voce in capitolo sui ministri sin da subito.

L’opportunità di alternare momenti di vacanza alla visita dei luoghi simbolo del dramma dei migranti, come l’hotspot e i moli degli sbarchi, ha generato polemiche: «Salvini è patetico. Ha fatto uno show alla ricerca di un’emergenza che non c’è, perché oggi le emergenze vere si chiamano lavoro, inflazione, costo dell’energia, salari bassi, diseguaglianze. È su questo che bisogna dare risposte», dice Enrico Borghi, deputato del Pd. Lorenzo Fontana, vicesegretario della Lega, difende il suo leader, senza concentrarsi sulle escursioni in barca: «Mentre Calenda chiacchiera pontificando sdraiato sotto l’ombrellone nelle spiagge esclusive di Capalbio, Salvini va di persona a verificare le condizioni disumane nell’hotspot di Lampedusa. Ecco la differenza tra chi chiacchiera e chi lavora».

Con gli alleati si esibisce amore e accordo, ma già si intravedono potenziali ostacoli nella convivenza.

Il primo è la composizione di un governo che tutti danno per scontato. Salvini, nella seconda giornata a Lampedusa, ha ribadito la sua richiesta: indicare prima delle elezioni una lista di ministri. Una proposta, talmente reiterata, da poter essere definita una pretesa. Salvini insiste, insomma, nonostante Giorgia Meloni abbia chiaramente detto «se ne parlerà dopo le elezioni, risultati alla mano».

Ma nel Salvini lampedusano c’è un salto di qualità. La premessa è la candidatura per il Viminale sempre più esplicita, nei fatti più che nelle parole e il luogo non è certo neutrale in questo senso: «Con me al ministero gli sbarchi erano praticamente azzerati, ora invece…». Per affrontare la questione il leader del Carroccio propone la nomina di un commissario ad hoc, «uno come Figliuolo o Bertolaso».

Salvini allarga ancora il campo: «Ce ne devono essere quattro o cinque già definiti». L’elenco è lungo, persino più della cifra indicata: «Economia, Esteri, Infrastrutture, Difesa, Giustizia, Sviluppo economico», ai quali andrebbe aggiunto anche l’Ambiente, che ha già un titolare adatto, quello di Roberto Cingolani, attuale ministro della Transizione ecologica, con il merito, agli occhi della Lega, di non aver escluso per il futuro l’utilizzo del nucleare pulito: «Se fosse ancora ministro sarei felice. Si è fatto carico più di una volta di usare il termine nucleare facendo arrabbiare Pd e Movimento 5 Stelle. Non è della Lega, ma se fosse a disposizione, bene».

I nomi a cui pensa la Lega sono Edoardo Rixi alle Infrastrutture e Giulia Bongiorno alla Giustizia. C’è anche il capitolo Farnesina: «Agli Esteri serve un diplomatico, autorevole, di spessore, senza la tessera di partito in tasca ma che sia vicino alle idee della destra».

La leader di Fratelli d’Italia porta avanti la sua agenda ed esclude, per ora, di assecondare la Lega, per un motivo molto semplice: «La composizione del governo dipende dal rapporto di forza tra di noi – spiega un dirigente del partito – un conto è prendere il 24%, un altro è il 30%».

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Luigi Graziano Di Matteo