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ROBERT FRANK , RICORDIAMO COLUI CHE HA CAMBIATO LA FOTOGRAFIA

di  Redazione  -  12 Settembre 2019

Andare oltre ciò che ci viene mostrato, perchè solo nella realtà possiamo scorgere la verità; questa è la modalità di approccio alla vita che rimarrà messaggio chiave della carriera di Robert Frank. Il fotografo, che ha mostrato la vera America nascosta sotto la superficie patinata costruita da Hollywood, cambiando l’approccio e la visione della fotografia mondiale aveva 94 anni.

E’ morto il 10 settembre nella sua casa situata sull’isola del Capo Bretone, nella provincia della Nuova Scozia, in Canada, dove si era ritirato a vivere da un decennio . In «The Americans»,il suo capolavoro in bianco e nero , Frank racconta , attraverso ritratti , il suo viaggio ‘on the road’ negli Usa , condotto su una vecchia auto scalcagnata tra il 1955 e il 1956 . Il suo libro pubblicato alla fine degli anni 50 gli consentì nel 2015 di essere definito dal New York Times come uno dei maestri della fotografia del ‘900 e uno dei più influenti maestri del reportage in vita. Artista coraggioso di origini ebraiche che diede voce alle sue tensioni più invisibili: quelle delle sottoculture e delle comunità nere, della vita nelle periferie e degli emarginati .L’opera di Frank sfidò dunque la formula presiedente della metà del secolo per il fotogiornalismo, definita da immagini nitide, ben illuminate e classicamente composte.

ll suo riconoscimento non fu affatto immediato poichè inizialmente le immagini furono considerate deformate, macchiate, crude; ragion per cui il signor Frank, fu definito secondo la rivista Popular Photography come “un uomo senza gioia in contrasto con il Paese” ; mentre il libro fu considerato come un atto d’accusa nei confronti della società americana, sporcando la visione perfetta ed impeccabile che si auspicava far trasparire attraverso qualsiasi canale di comunicazione dell’epoca. Frank attirò in seguito l’attenzione di Alexey Brodovitch, il leggendario art director , che gli affidò incarichi al Harper’s Bazaar. Nei successivi 10 anni , Frank lavorò per Fortune, Life, Look, McCall’s, Vogue e Ladies Home . Nel 1946 realizzò il portfolio ’40 Fotos’; i soggetti di queste immagini, che spaziano dall’architettura all’industria, dal paesaggio naturale alle scene di strada, raffigurati in uno stile pulito, verso il quale il fotografo iniziò a sviluppare tuttavia una certa insofferenza, spinta sempre alla ricerca di cambiamento. Negli anni ’60, nonostante il crescente successo dei suoi lavori, Frank abbandonò la fotografia per dedicarsi completamente alla realizzazione di film, collaborò con i Beats, soprattutto Ginsberg, Orlovsky e Burroughs, ma anche con i Rolling Stones (Cocksucker Blues, 1972, documentario censurato dallo stesso gruppo).

Nel 1994 donò gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington ,fu in seguito creata la Robert Frank Collection: la prima volta nella storia per un artista vivente. Tra il 2005 e il 2006 la mostra «Robert Frank: Story Lines» girò il mondo partendo da Londra nel 2004 ,si trattava di una grande retrospettiva della sua vita artistica. “Robert Frank è stato dunque uno tra i più significativi protagonisti della storia della fotografia , icona di passione verso i valori della vita in primis e poi verso il lavoro. L’artista rappresenta oggi un raro esempio per la nuova generazione, un invito a guardare il mondo con occhi diversi, proprio perchè fotografare la vita, è stata la sua unica opera infinita mai conclusa.

Sara Simeone

@oltreilbackstage