Ritenuti illegittimi gli aumenti di prezzo di Netflix: oltre 500 euro di rimborso a persona

3 Aprile 2026 - 14:26

Ritenuti illegittimi gli aumenti di prezzo di Netflix: oltre 500 euro di rimborso a persona

Il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica. I giudici hanno accolto le tesi del Movimento Consumatori. Questa associazione ha sfidato Netflix Italia. Netflix guida il mercato dello streaming. Eppure, l’agenzia stampa AGI riporta una notizia importante. Il tribunale considera illegittimi tutti gli aumenti di prezzo dal 2017 al 2024. Di conseguenza, questi adeguamenti hanno alzato il costo dell’abbonamento in modo irregolare negli ultimi anni.

Nello specifico, i giudici ritengono nulle le clausole contrattuali. Queste regole permettevano a Netflix di alzare i prezzi. Inoltre, l’azienda applicava questi aumenti senza fornire alcun giustificativo. Pertanto, questa pratica viola palesemente il Codice del Consumo. Questo codice tutela sempre i diritti di tutti i consumatori. Così, l’associazione dei consumatori vince questa importante battaglia legale contro la famosa piattaforma.

Naturalmente, questa decisione produce subito un altro grande effetto. Infatti, ritenere illegittimi i rincari apre concretamente la strada ai rimborsi. Gli avvocati Paolo Fiorio e Corrado Pinna difendono il Movimento Consumatori in questa causa. Essi spiegano i dettagli tecnici della questione. La sentenza coinvolge direttamente milioni di consumatori italiani. Per esempio, gli aumenti illegittimi del piano premium degli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 pesano complessivamente per 8 euro al mese. Invece, per il piano standard, i rincari raggiungono i 4 euro mensili.

Di conseguenza, i rimborsi finali raggiungono cifre notevoli. Un cliente premium vanta il diritto a un risarcimento di circa 500 euro. Questo accade se egli ha pagato l’abbonamento ininterrottamente dal 2017 ad oggi. D’altra parte, un cliente standard matura il diritto a circa 250 euro di rimborso. Perciò, Netflix subisce un discreto colpo economico nel mercato italiano. L’azienda deve restituire i soldi ai clienti. Inoltre, la piattaforma deve ridurre i costi degli abbonamenti ai prezzi originali.

Oltretutto, Netflix ha dei nuovi obblighi precisi e immediati. La piattaforma deve avvisare tutti i suoi clienti attuali. In aggiunta, l’azienda deve informare tempestivamente anche gli ex clienti. Molti utenti hanno abbandonato il servizio in passato. Magari essi hanno disdetto il contratto proprio a causa dei rincari. Dunque, Netflix deve usare le email per contattare le persone. Inoltre, la società deve pubblicare l’intera sentenza sui quotidiani nazionali.

Successivamente, la piattaforma deve rispettare scadenze molto rigide. Netflix ha esattamente 90 giorni di tempo. Entro questo periodo, l’azienda deve procedere con tutti gli adempimenti previsti dai giudici. Tuttavia, il tempo stringe velocemente per la società. Se Netflix supera questa scadenza, il tribunale applica una multa severa. Nello specifico, l’azienda pagherà una sanzione di 700 euro per ogni singolo giorno di ritardo.

Nonostante tutto, Netflix ha diffuso subito una nota ufficiale. L’azienda ha letto la sentenza e ha preso una decisione chiara. Pertanto, la piattaforma presenterà un ricorso contro la condanna. La dirigenza dichiara di mettere gli abbonati sempre al primo posto. Inoltre, Netflix afferma di prendere molto sul serio i diritti dei consumatori. L’azienda crede di avere sempre allineato le proprie condizioni alla normativa italiana e alle prassi locali.

Infine, la storia dei rincari chiarisce la situazione e il riferimento temporale. Nel 2017, Netflix offriva il piano Basic a 7,99 euro. Successivamente, la piattaforma ha aumentato il piano Standard da 9,99 a 10,99 euro e il Premium da 11,99 a 13,99 euro. Oggi, l’azienda propone il piano Standard con pubblicità a 6,99 euro, lo Standard senza pubblicità a 13,99 euro e il Premium a 19,99 euro. Inoltre, Netflix somma i costi aggiuntivi per gli abbonati fuori dal nucleo domestico. A questo punto, il giudice Cristina Pigozzo firma la sentenza. Lei spiega che le modifiche unilaterali senza motivo giustificato generano il diritto alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte. Pertanto, questa regola vale per gli aumenti dei contratti tra il 2017 e gennaio 2024 e per le modifiche delle condizioni del servizio tra il 2017 e aprile 2025, garantendo anche l’eventuale risarcimento del danno.

Fonte: Fanpage