Ricoverato con dolori al petto muore dopo le dimissioni per dissecazione aortica: medici accusati di negligenza

3 Settembre 2025 - 19:58

Ricoverato con dolori al petto muore dopo le dimissioni per dissecazione aortica: medici accusati di negligenza

Si reca in ospedale per forti dolori al petto, viene visitato e dimesso, ma muore due giorni dopo per dissecazione aortica. Il tragico epilogo, che ha coinvolto un uomo di 72 anni, è avvenuto a Milano nel 2022. Dopo il ricorso presentato dai familiari per fare chiarezza, oggi è stata depositata la perizia dei consulenti nominati dal Tribunale, che hanno riscontrato errori professionali da parte dei medici che avevano assistito il 72enne.

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Dopo essere stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso del Centro Cardiologico Monzino di Milano per dei forti dolori al petto, l’uomo è stato sottoposto a dei controlli di routine e poi dimesso qualche ora dopo. Ma muore a distanza di due giorni per «dissecazione aortica». Si tratta di una grave condizione in cui si crea una lacerazione nella parete dell’aorta, la principale arteria del corpo. Il sangue entra nello strato interno della parete dell’aorta e lo separa dagli altri strati, creando una sorta di “doppio canale”. Questo può ridurre o bloccare il flusso di sangue agli organi vitali e, se non trattata rapidamente, può essere fatale.

I passi successivi da intraprendere, secondo quanto riportato dal legale, sono l’avvio di una causa civile per risarcimento danni nei confronti dell’Irccs Monzino. Una «ammissione di errore e una pronta attivazione per rimediare», secondo l’avvocato Marzorati, «oltre ad essere un dovere morale verso le vittime, possono evitare ulteriori sofferenze ai familiari già provati dalla perdita». Dalla relazione dei periti, una ventina di pagine in totale, risulta che non furono effettuati esami diagnostici fondamentali, come una radiografia al torace, un esame del sangue o una tac e, in sostanza, dalle 16.48, ora di accesso al pronto soccorso, alle 21:04 quando fu dimesso il 72enne, ci si limitò a monitorare gli enzimi cardiaci, fare un ecocardioramma e due elettrocardiogrammi. Da qui la «colpa professionale» per «imperizia, imprudenza e negligenza»

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Fonte: il messaggero

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