La perizia psichiatrica disposta dalla gup del Tribunale di Cosenza Letizia Benigno, ha confermato che, Rosa Vespa, la cinquantunenne che il 21 gennaio di un anno fa rapì una neonata dalla clinica
Sacro Cuore di Cosenza, poi ritrovata sana e salva dalle forze dell’ordine, era capace di intendere e volere come confermato. Lo ha dichiarato a Fanpage.it l’avvocato Chiara Penna, che assiste la famiglia della piccola.
Vespa, che al momento si trova agli arresti domiciliari, “non presentava uno stato mentale tale da escludere o scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere”, si legge chiaramente in un altro
passaggio. Nonostante la donna fosse spinta da un forte stato “emotivo e passionale”, alimentato dal desiderio di maternità e dalle pressioni del marito, la sua condotta è stata definita “lucida” e “aderente alla realtà”.
Per i periti nel giorno in cui veniva commesso il fatto di reato per cui è imputata “non presentava condizioni psichiche tali da determinare un’infermità di mente”. Tuttavia, hanno aggiunto i periti, il suo stato
non va sottovalutato. La signora donna verserebbe infatti in condizioni depressive che richiedono una “forte presa in carico” da parte del Centro di Salute Mentale (CSM) territoriale. L’episodio del rapimento della
neonata a Cosenza poco più di un anno fa sconvolse Cosenza e l’Italia intera. Dopo ore di apprensione la piccola fu trovata dalle forze dell’ordine e restituita alla mamma e al papà. Fu rinvenuta a casa di Rosa Vespa
e del marito Acqua Omogo Chiediebere Moses, vestita da maschietto. La donna aveva infatti raccontato di aver partorito un maschietto di nome Ansel, che però non è mai stato concepito e mai nato.
Inizialmente fu arrestato anche l’uomo, poi scarcerato dal Gip. Il 43enne nigeriano si è sempre professato innocente dicendo che la moglie ha fatto tutto da sola. Nelle perizia depositata nei giorni scorsi, come riporta
Il Corriere della Calabria, e firmata dai periti Michele Di Nunzio, Gabriella Bolzoni e Roberta Costantini, si legge che la donna, imputata nel processo per il rapimento della bambina, la quale ha mentito sulla sua
presunta gravidanza, “non presenti una struttura psicotica”. Di conseguenza, “la gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un
vuoto narcisistico-depressivo”. Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto – da quanto emerge dalla relazione – in maniera “consapevole”. Fonte Fanpage.it.