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Quattro chiacchiere con Tony Paganelli: regista della serie gotica- thriller ” La Pietra Della Veggenza”

Quattro chiacchiere con Tony Paganelli: regista della serie gotica- thriller  ” La Pietra Della Veggenza”

E’ al lavoro con La Pietra Della Veggenza, nuova serie dai contorni gotici e thriller. E’ questo l’ultimo
impegno di Intervista a Paganelli Paganelli, che ha nel cast della nuova produzione attori del calibro di Antonella Ponziani,
Gianni Franco e Gianluca Magni. Le riprese si sono svolte tra l’Abruzzo e le Marche per dare il via ad una
storia che sicuramente non mancherà di stupire gli spettatori una volta che verrà distribuita.
Tony, partirei da La Pietra della Veggenza. Di che cosa parlerà la miniserie?
“Parlerà, appunto, della Pietra della Veggenza, appartenuta all’ultimo gran cavaliere dei sacerdoti templari,
che nel 1314 venne messo al rogo. Con questa pietra, lui poteva prevedere il futuro e viaggiare nel tempo,
dato che era un portale. Una pietra che i cavalieri perdono in quest’epoca, dopo che gli è stata consegnata
per conservarla. Per questo, dovranno andare nel futuro per cercarla. Tutto si svolge all’interno di questo
ritrovamento; chi per primo riesce a trovarla tra i cavalieri buoni o cattivi può cambiare le sorti del loro
destino nel loro passato”.
E’ dunque una serie fantasy?
“E’ un thriller gotico. L’ultimo gran sacerdote fu Jacques de Molay, messo al rogo per ordine di Papa
Clemente V e Filippo V di Francia. Si dice che lanciò tre maledizioni, di cui due si avverarono realmente
proprio per opera, come si dice, di questo talismano che possedeva. Ho preso dunque spunto da lì, da un
dato realmente storico, per costruire una serie di storie e di avventure, come facciamo tutti”.
In che luoghi ha scelto di girare?
“Gran parte della serie è stata girata in Abruzzo, anche se poi mi sono spostato nelle Marche, tra Fermo e
Pesaro Urbino. Purtroppo, l’Abruzzo ha pochi castelli, tolto Rocca Calascio che dal punto di vista economico
per noi è irraggiungibile, essendo una piccola produzione indipendente. Per questo, mi sono spostato nelle
Marche, che abbonda di castelli in condizioni ottimali. In Abruzzo, invece, abbiamo girato a Lanciano,
Fossacesia, Serramonacesca e Pescara”.
I paesaggi e i luoghi saranno dunque importanti all’interno della storia?
“Sì, assolutamente. Ad esempio, Serramonacesca è un’abbazia medievale del 1200 immersa nel verde; era
l’unica a non essere sotto la tutela dei beni culturali. Basta quindi chiedere il permesso al sindaco. Perché,
quando ci sono di mezzo i beni culturali, se sono credente faccio prima a parlare con Gesù Cristo, giusto per
essere schietti. Ed il brutto di questo Paese è che è tutto in mano ai tre colossi: Rai, Mediaset e Sky. Per
tutte le produzioni indipendenti non c’è trippa per gatti. Questo è stato volutamente distrutto vent’anni fa,
quando hanno deciso di chiudere le 1200 sale d’essai, per aprire le multisale che sono veramente un
orrore. Prima nelle sale d’essai, un distributore lo trovavi. Oggi invece, se non fai parte del grande circuito,
lo spazio per te non esiste. Diventa quindi sempre più difficoltoso. Per farle un esempio, per il castello di
Bracciano, che era abbastanza sfruttabile esternamente, mi hanno chiesto 13.000 euro al giorno più i diritti
della messa in onda. Chi li ha? Se li avessi me ne sarei già andato fuori dall’Italia. Stiamo veramente
impazzendo. Per questo, mi sono arrangiato e ho trovato delle soluzioni alternative, senza ricostruire tutto
in 3D. Ci vogliono i soldoni che le piccole società di produzione non hanno. Cosa che è stata esasperata
anche dalla pandemia. Ragion per cui, le sei puntate de La Pietra della Veggenza le abbiamo girate con la
cifra che, in genere, si utilizza per una”.
Insomma, avete dovuto ridimensionare i costi…
“Eh, gli attori vengono davvero per una miseria. In primis perché gli piaciuto il progetto e la sceneggiatura,
ma anche per il rapporto d’amicizia che abbiamo. Non sono passato tramite i canali ufficiali, fatti di agenti o
amici degli agenti. Sono andato direttamente dagli attori, ho presentato loro il progetto e ho proposto un
rimborso spese. Quattro o cinque mi hanno detto di sì; poi ho preso attori di mestiere non conosciuti dal

grande pubblico. Cosa che non importa perché nelle serie tv gli attori che circolano non li conosce nessuno.
L’importante è che siano bravi e del mestiere”.
In ogni caso, ci sono anche degli interpreti importanti, come Antonella Ponziani e Gianni Franco. Membri
di un cast che ha scelto in completa autonomia.
“Sì. E loro hanno scelto me. Ci sono anche Gianluca Magni, Fabio Farronato, Armando Ceccon. Tutti attori
che hanno un passato importante, che hanno vinto dei premi e fatto tanti film, ma che vengono per
amicizia perché gli è piaciuto il progetto. Cosa non scontata, anche se fatta in amicizia, perché due anni di
pandemia hanno messo in difficoltà tantissimi attori, anche bravi, che hanno dovuto stare fermi e lavorare
poco. Il fatto che abbiano scelto me per fare questa cosa mi riempie di orgoglio. Significa che negli anni ho
lavorato bene e sono una persona affidabile. Perché poi quello che conta è l’affidabilità e la serietà con cui
tu non soltanto presenti il progetto ma lo imposti e lo porti avanti”.

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Giuseppe Cossentino

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