Pierfrancesco Ceccanei tra cinema e musica. L’intervista

L'attore nel cast della pellicola horror Medium e Una Preghiera di Giuda diretti da Massimo Paolucci ed un progetto musicale
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3 settimane fa - 12 Novembre 2021

Fa parte del cast degli ultimi due lavori della Emy Productions diretti da Massimo Paolucci, Medium e Una Preghiera Per Giuda. Parliamo del giovane Pierfrancesco Ceccanei, che si è raccontato in questa intervista dove ci ha parlato dei ruoli avuti nelle pellicole e dei suoi prossimi progetti. Ecco che cosa ci ha svelato.

Salve Pierfrancesco, fa parte del cast del film horror Medium, che è uscito al cinema lo scorso 14 ottobre. Che impressione ha avuto di questo lavoro?

Medium è un film molto particolare perché richiama il cinema horror sulla falsariga di Lamberto Bava, o per meglio dire dei maestri del terrore di qualche anno fa. Ha una marcatura stilistica, proprio per questo, molto particolare, così come lo è l’idea di mischiare una trama legata alla delinquenza, un crime, ai colori tipici degli horror. E’ questa la particolarità maggiore del film, anche a livello di riprese e di montaggio. Quando lo si vede, è come ritornare agli anni di Bava, Dario Argento; a quel cinema che si riconosce subito se si è intenditori del genere”.

E del personaggio che interpreta, Ivan, che cosa mi dice?

“Il mio ruolo è abbastanza pieno di istinto. Definirei Ivan un animale di strada. Non ha niente di psicologico, né turbe mentale. Non c’è dietro lui un lavoro stanislavskiano, ma Ivan ha un vero e proprio istinto animalesco”.

Come abbiamo detto poco fa, lo stampo del film è stato dato sicuramente anche dal regista Massimo Paolucci, data il percorso cinematografico che ha fatto in precedenza.

“Certo. Sicuramente, Massimo è uno che dentro quel genere là c’è stato per molto tempo. E’ un genere che ama, dato che ha lavorato in passato anche con Lamberto bava, e ci ha messo dentro la sua firma. Inizialmente, Medium sembra un film crime ma poi, man mano che la trama si sviluppa, assume tutti i toni dell’horror. Se andiamo a vedere, può essere inserito in quel genere di trame che in America vanno fortissime. Soltanto che noi in Italia non le abbiamo mai viste, motivo per il quale non siamo ancora abituati. E’ come tradurre una canzone rap in italiano di Eminem e ci rendiamo conto che è piena di parolacce. Un testo che magari, nella nostra lingua, non avremmo ascoltato, a differenza di quanto abbiamo invece fatto nella versione americana. Per Medium il discorso è esattamente lo stesso. Da tanto tempo lì esiste il crime unito all’horror. Noi abbiamo ancora bisogno di adattarci a questa tipologia. E Medium in tal senso è molto originale, pur adattandosi poi al cinema del passato di cui abbiamo parlato”.

Il prossimo anno uscirà invece al cinema Una Preghiera Per Giuda, sempre prodotto da Emy Productions e diretto ancora da Massimo Paolucci. Tuttavia, è un lavoro completamente differente da Medium, no?

“Assolutamente; è totalmente diverso. Il mio personaggio ha delle linee in comune con quello precedente, perché si parla sempre di delinquenza e criminalità, ma è particolare perché si tratta di un ragazzo sordomuto, che ha un’espressione totalmente legata al viso, al corpo e soprattutto ai tempi cinematografici. E’ un lavoro che Massimo, da parte mia, ha apprezzato tantissimo perché per fare un personaggio che non ha la parola per esprimersi c’è bisogno del tempo giusto cinematografico. Ci vuole anche la presenza scenica, teatrale. Nel mio caso, il personaggio non è un cameo. Fa parte proprio del cast; partecipa alla trama in modo attivo e, quindi, è presente e dev’essere sviluppato senza l’uso di parole. Può essere senz’altro un lavoro complicato, ma che mi ha conferito valore. Forse anche di più rispetto a Medium.”

Insomma, un personaggio davvero complesso…

“Sì. Secondo me non bisogna affrontarlo però con un’attitudine di complessità, ma con slancio e istinto molto più da attore rispetto a Ivan di Medium. Se i tempi scenici non li hai studiati e non hai una formazione, dopotutto, nessuno te li può dare”.

Una Preghiera per Giuda ha un cast internazionale, che comprende Danny Trejo e Natalie Burn. Immagino ci siano tante aspettative su questo film.

“Sicuramente. Ovviamente, mi aspetto sempre il meglio da qualsiasi cosa faccia, ma per Una Preghiera Per Giuda c’è molta aspettativa”.

L’abbiamo già citato diverse volte, dato che ha diretto entrambi i film. Come si è trovato a lavorare con lui?

“Mi sono trovato personalmente molto bene perché Massimo è un regista che lavora tanto sulla comunicazione imminente; nel senso, lui ti lancia un messaggio e se riesci a coglierlo al volo te ne dà tanti altri. Più recepisci e più sei ricettivo e più lui ti dà la possibilità di sviluppare. Questa è la mia scuola, la mia formazione, basata sulla velocità di comprensione. Anche perché, quando fai per tanto tempo teatro, hai a disposizione un mese per preparare uno spettacolo intero e non hai tempo da perdere. Questa relazione molto spedita me l’ha regalata il teatro. Tra l’altro, ho visto una correlazione con il lavoro che ho già fatto sul palcoscenico e con l’approccio di Paolucci. Lui stesso mi ha fatto un sacco di complimenti e con la cinepresa è riuscito anche a velocizzarmi”.

E il suo percorso d’attore come è iniziato?

“Ho una formazione, nel mio campo, classica. Ho fatto l’Accademia d’Arte Drammatica a Roma bilingue, in inglese e in italiano, riconosciuta come laurea triennale. Appena uscito dal liceo classico, ho deciso di intraprendere questa strada, che avevo già individuato da molto prima. La passione è iniziata da subito, dalle elementari in poi. Non a caso, il mio percorso di studi è stato fatto tutto in funzione del mestiere che volevo intraprendere e l’iscrizione al liceo classico ne è la prova. Perché determinava la formazione, a mio parere giusta, per fare questo lavoro. Faccio inoltre il doppiatore. Lavoro con la voce a 360°. Il mio primo approccio con il teatro è stato alle elementari. Avevo sei o sette anni; già pensavo di fare il regista, anche se non avevo nemmeno idea di che cosa facesse”.

Ci sono dei progetti futuri che bollono in pentola?

“Sviluppo sempre nuovi progetti. Ho anche un progetto parallelo legato alla musica. Sono il cantante di una mia band. Ovviamente, continuo anche col doppiaggio e, cosa più importante, mi sto dedicando anche alla sceneggiatura di progetti di cui non posso ancora parlare nello specifico. Mi sto impegnando anche su quello. Sono impegnato su più fronti, insomma”.

Pierfrancesco Ceccanei tra cinema e musica. L’intervista
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