Dal 2027 andare in pensione sarà più difficile. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha introdotto l’aumento dei requisiti con l’ultima legge di bilancio, mentre l’Inps ha già dato attuazione alle nuove regole con una circolare operativa.
Nel dettaglio, l’adeguamento comporta un incremento progressivo: un mese in più nel 2027 e due mesi nel 2028, per un totale di tre mesi rispetto ai requisiti attuali. Per gli anni successivi non esistono ancora indicazioni ufficiali, ma il meccanismo resta legato all’aspettativa di vita, lasciando aperta la possibilità di ulteriori aumenti.
I nuovi requisiti per la maggior parte dei lavoratori
Per la generalità dei lavoratori, cambiano sia i requisiti per la pensione di vecchiaia sia quelli per la pensione anticipata.
La pensione di vecchiaia richiederà:
- 67 anni e 1 mese nel 2027
- 67 anni e 3 mesi dal 2028
La pensione anticipata, invece, salirà a:
- 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 per gli uomini (un anno in meno per le donne)
- 43 anni e 1 mese nel 2028 per gli uomini (sempre un anno in meno per le donne)
Regime contributivo: soglie più alte
Situazione diversa per chi rientra interamente nel sistema contributivo, cioè chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996.
In questo caso, la pensione di vecchiaia scatterà:
- a 71 anni e 1 mese nel 2027
- a 71 anni e 3 mesi nel 2028
Per la pensione anticipata contributiva serviranno invece:
- 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contributi nel 2027
- 64 anni e 3 mesi di età e 20 anni e 3 mesi di contributi nel 2028
Le eccezioni: chi non subirà gli aumenti
Non tutti i lavoratori saranno coinvolti dagli incrementi. Restano infatti esclusi alcune categorie, in particolare chi svolge lavori gravosi o usuranti.
Per accedere alle condizioni agevolate, è necessario aver svolto queste attività:
- per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure
- per 6 anni negli ultimi 7,
con almeno 30 anni di contributi.
In questi casi, la pensione di vecchiaia resta fissata a:
- 66 anni e 7 mesi con 30 anni di contributi, oppure
- 67 anni con 30 anni di contributi (a seconda dei requisiti)
La pensione anticipata, invece, non cambia:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- un anno in meno per le donne
Lavori usuranti e notturni: requisiti specifici
Restano in vigore regole dedicate per alcune categorie di lavoratori, tra cui addetti a mansioni usuranti, conducenti di mezzi pubblici e lavoratori notturni.
Ad esempio:
- chi lavora di notte per almeno 78 giorni l’anno può andare in pensione con 61 anni e 7 mesi (dipendenti) o 62 anni e 7 mesi (autonomi), con almeno 35 anni di contributi
- per i turnisti con minore esposizione notturna, i requisiti anagrafici aumentano progressivamente
Lavoratori precoci: esenzione solo in alcuni casi
I lavoratori precoci — cioè coloro che hanno versato contributi prima dei 19 anni — potranno evitare gli aumenti solo se rientrano anche nelle categorie dei lavori gravosi o usuranti e se si trovano in condizioni specifiche (disoccupazione, invalidità o attività di assistenza).
In questi casi, resta possibile il pensionamento con 41 anni di contributi.
Negli altri casi, invece, si applicano gli aumenti:
- 41 anni e 1 mese nel 2027
- 41 anni e 3 mesi nel 2028
Forze armate e polizia: aumento aggiuntivo
Per il personale delle forze armate e dei corpi di polizia è previsto un ulteriore incremento dei requisiti. La normativa introduce infatti un adeguamento aggiuntivo rispetto a quello generale.
Nel concreto:
- nel 2027 l’aumento sarà di un mese
- nel 2028 salirà a tre mesi complessivi, invece dei due previsti per gli altri lavoratori
L’incremento proseguirà anche negli anni successivi, fino al 2030.
Il quadro
Il sistema pensionistico si avvia dunque verso un nuovo irrigidimento. Se da un lato la maggioranza dei lavoratori dovrà posticipare l’uscita dal lavoro, dall’altro restano alcune tutele per le categorie più fragili o impegnate in attività particolarmente gravose. Resta però centrale il ruolo delle future decisioni politiche, che potranno confermare o modificare questa traiettoria.
fonte fanpage
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