Pascale, studio multicentrico pubblicato su rivista internazionale: tumori, individuato il motore dell’aggressività: ora si possono fermare prima

9 Aprile 2026 - 21:37

Pascale, studio multicentrico pubblicato su rivista internazionale: tumori, individuato il motore dell’aggressività: ora si possono fermare prima

Uno studio pubblicato sul Journal of Translational Medicine, dell’Istituto dei tumori di Napoli, in collaborazione con la Vanvitelli, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, l’Università di Messina e l’Università di Salerno, riscrive l’evoluzione del cancro.

Tumori, individuato il “motore” dell’aggressività: ora si possono fermare prima

Descritta la “cascata evolutiva”: le neoplasie possono restare clinicamente silenti per anni e accelerare quando si compromettono i sistemi di riparazione del DNA. Il modello apre a nuove strategie per diagnosi precoce e interventi mirati.

Napoli, 9 aprile 2026

Il cancro non nasce all’improvviso. Cresce piano, in silenzio, anche per anni. Poi, a un certo punto, accelera. Ed è proprio lì che diventa più pericoloso.

Uno studio dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli, insieme alla Vanvitelli, alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e alle Università di Messina e di Salerno, pubblicato sul Journal of Translational Medicine (https://link.springer.com/article/10.1186/s12967-026-07869-w), spiega cosa succede in quel momento chiave. E lo fa con un’immagine semplice: un “motore” che si accende.

Secondo l’oncologo del Pascale, Alessandro Ottaiano, prima firma dello studio multicentrico, il tumore attraversa prima una fase lunga e silenziosa. Le cellule accumulano piccoli errori nel DNA, le cosiddette mutazioni, ma senza effetti visibili. In questa fase l’organismo riesce ancora a riparare i danni.

Poi però qualcosa cambia.

Quando i sistemi che aggiustano il DNA iniziano a funzionare meno, l’equilibrio si rompe. È lì che si accende il “motore”: le cellule tumorali diventano più aggressive, crescono più in fretta e prendono il sopravvento.

Le possibili ricadute di questa teoria sono importanti. Capire quando il tumore passa dalla fase silenziosa a quella aggressiva può aiutare i medici a intervenire prima e in modo più mirato. L’integrazione tra analisi genetiche e intelligenza artificiale, inoltre, può permettere di prevedere l’evoluzione della malattia e scegliere terapie sempre più personalizzate. L’obiettivo, in prospettiva, è cambiare approccio: non solo eliminare le cellule tumorali, ma bloccare il “motore” che le rende più aggressive, cercando di rallentare o fermare la progressione della malattia.

<Il tumore è, in fondo, un processo evolutivo accelerato –  spiega Alessandro Ottaiano – Quello che in natura richiederebbe migliaia di anni, qui avviene in tempi rapidissimi. Le cellule più adatte a sopravvivere si selezionano, si moltiplicano e finiscono per dominare l’ambiente circostante. Questa teoria non cambia le cure da domani mattina, ma sposta il bersaglio: non solo distruggere il tumore, ma impedirgli di accelerare.

Capire questo passaggio può fare la differenza. Perché significa individuare quando il tumore sta per cambiare marcia e intervenire prima, con terapie più mirate>.

Non è una rivoluzione immediata, ma un cambio di prospettiva sì: non solo combattere il tumore, ma impedirgli di accelerare.

<In questo processo – continua Ottaiano – resta fondamentale la prevenzione. Alimentazione sana, attività fisica, niente fumo e attenzione alle sostanze nocive possono ridurre il numero di mutazioni e quindi il rischio.

Perché fermare il tumore, oggi, significa anche evitare che quel “motore” nascosto abbia la possibilità di accendersi>.

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