L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le nuove istruzioni operative. In questo modo, l’ente spiega la recente legge di bilancio. Di conseguenza, il Fisco fornisce le regole attese dai dipendenti. Nello specifico, il documento chiarisce il funzionamento della tassa piatta. Questa imposta riduce il prelievo sugli aumenti di stipendio al 5%. Inoltre, il testo definisce la tassa al 15% per il lavoro festivo e notturno.
Innanzitutto, la tassa piatta del 5% riguarda gli aumenti da rinnovi contrattuali. Questa agevolazione spetta ai dipendenti privati. Inoltre, il lavoratore deve dimostrare un reddito 2025 non superiore a 33mila euro. Pertanto, la misura copre gli aumenti derivanti dai contratti collettivi. I sindacati e le aziende firmano questi accordi nel triennio compreso tra il 2024 e il 2026.
Successivamente, l’Agenzia precisa un limite temporale fondamentale. La riduzione dell’Irpef al 5% interessa solamente le somme erogate dal primo gennaio 2026. Perciò, le parti firmano un contratto anche due anni fa, ma il documento garantisce comunque l’agevolazione. Tuttavia, il lavoratore paga la tassa ridotta solo sui soldi incassati durante quest’anno. Ad esempio, il datore di lavoro unisce le tranche di aumento del 2025 e del 2026, ma tassa agevolmente solo gli importi extra incassati da gennaio a dicembre 2026.
In aggiunta, la tassa piatta del 5% copre esclusivamente gli aumenti retributivi netti. Il fisco esclude esplicitamente altre voci presenti nel contratto collettivo. Infatti, l’agevolazione non comprende gli scatti di anzianità. Allo stesso modo, la direttiva esclude le ore di straordinario e il Tfr. In sintesi, il taglio delle tasse vale solo per lo stipendio base. Questo importo include le dodici mensilità ordinarie e le eventuali tredicesima e quattordicesima.
Inoltre, il testo fornisce un chiarimento essenziale sulle procedure burocratiche. Il lavoratore non deve presentare nessuna domanda formale per ottenere la tassazione agevolata. D’altra parte, il sistema prevede un limite di reddito stringente. Per questo motivo, chi cambia lavoro nel 2025 ha un obbligo. Questo dipendente deve comunicare i redditi passati al nuovo datore di lavoro. Così facendo, l’attuale azienda verifica il diritto allo sconto acquisendo le Certificazioni uniche o una semplice dichiarazione sostitutiva.
In ogni caso, la normativa tutela ampiamente anche i lavoratori senza un sostituto d’imposta. I lavoratori domestici rientrano proprio in questa specifica categoria. Loro non hanno un’azienda che versa le tasse mensilmente. Pertanto, questi lavoratori non ottengono lo sconto direttamente in busta paga. Nonostante ciò, essi possono approfittare ugualmente della tassa ridotta. Infatti, i domestici indicheranno questa agevolazione direttamente nella prossima dichiarazione dei redditi.
Passando alla seconda misura, la manovra 2026 introduce un’ulteriore tassa agevolata. Questa volta, l’imposta ammonta al 15% per specifiche maggiorazioni di stipendio. Nello specifico, la legge premia il lavoro notturno, i turni festivi o i periodi di riposo lavorati. Anche questa agevolazione spetta unicamente ai dipendenti privati. Inoltre, il reddito dell’anno precedente non deve superare i 40mila euro. Tuttavia, la legge fissa un tetto massimo. Pertanto, lo sconto complessivo non può oltrepassare i 1.500 euro annuali.
Infine, la tassa agevolata al 15% comprende le indennità di reperibilità notturna o festiva. Al contrario, la regola esclude le somme derivanti da accordi territoriali o aziendali. Parimenti, il fisco ignora le indennità di malattia, infortuni, maternità, paternità, lo straordinario ordinario e il Tfr. Inoltre, la misura respinge i lavoratori della ristorazione e del turismo. Come per la prima agevolazione, il lavoratore non presenta domanda. Chi cambia azienda comunica i redditi precedenti, mentre il dipendente senza sostituto d’imposta usa la normale dichiarazione dei redditi.
Fonte: Fanpage