La Corte Costituzionale ha stabilito che, l’intera legge toscana sul fine vita non è illegittima, ma varie sue disposizioni violano competenze statali. La Consulta ha ritenuto che nel suo complesso la legge
regionale sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e persegua la finalità di “dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale, al fine di
disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che chiedano di essere aiutate a morire”. Per i giudici, numerose sue disposizioni hanno però illegittimamente
invaso sfere di competenza riservate alla legislazione statale. Bazoli (Pd): “C’è urgenza di una legge nazionale” – “La sentenza della Corte costituzionale conferma due cose. La prima è che, sul piano organizzativo e
procedurale, le regioni possono ben intervenire per dare attuazione ai principi desumibili dalle sentenze della Corte sul suicidio assistito. La seconda, che le regioni non possono comunque andare oltre,
intervenendo su condizioni e limiti per l’accesso al suicidio assistito, che sono riservate al legislatore nazionale. Tutto questo ci conferma nella inderogabile necessità di procedere con l’approvazione
di una legge nazionale, che invano chiediamo da inizio legislatura. Il Senato, e la maggioranza di destra, non possono continuare a boicottare la discussione. Alla ripresa dei lavori a gennaio è doveroso che
le commissioni portino al voto gli emendamenti depositati mesi fa, per consentire l’approdo in aula in tempi non più procrastinabili”. Così il senatore Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione
Giustizia a Palazzo Madama. Giani: “Sono soddisfatto” – “Esprimo soddisfazione per la pronuncia della Corte Costituzionale che, nelle caratteristiche di generalità rispetto al potere legislativo espresso dalla Regione
Toscana, ci riconosce la legittimità e i contenuti sulla materia” del fine vita, tema “su cui si è registrata l’assoluta assenza dello Stato quando con sentenza 242/2019 la stessa Corte aveva invitato, a provvedere,
il legislatore statale”. Così il presidente della Toscana Eugenio Giani . Ora “c’è un diritto delle Regioni a legiferare” sul suicidio medicalmente assistito, la “Toscana è stata la prima” e invece “il Governo chiedeva d’abrogare la nostra legge”, ha concluso. Fonte Tgcom24.