Muore dopo 40 giorni di agonia lucida: risarcimento da 1,3 milioni alla famiglia

17 Marzo 2026 - 14:05

Muore dopo 40 giorni di agonia lucida: risarcimento da 1,3 milioni alla famiglia

È rimasta in ospedale per 40 giorni, pienamente cosciente, affrontando lucidamente l’attesa della morte. Una condizione che il Tribunale di Catania ha ritenuto determinante nel riconoscere ai familiari un risarcimento di 1,3 milioni di euro, anche in considerazione del ruolo centrale che la donna ricopriva all’interno della sua famiglia.

La vicenda giudiziaria, iniziata nel 2015, si è conclusa dopo oltre un decennio. A spiegare i dettagli è l’avvocato Manfredi Zammataro, presidente di Codici Sicilia: è stato infatti riconosciuto non solo il danno parentale, ma anche quello tanatologico, legato alla sofferenza vissuta dalla vittima. La donna, appena 51enne, sarebbe rimasta cosciente per tutta la durata della sua agonia, pienamente consapevole del peggioramento delle proprie condizioni.

I fatti risalgono a un intervento urologico eseguito presso il Policlinico G. Rodolico-San Marco di Catania. Prima dell’operazione, la paziente aveva sviluppato un’infezione urinaria, evidenziata dagli esami pre-operatori. Secondo i consulenti nominati dal Tribunale, questa condizione avrebbe dovuto portare al rinvio dell’intervento fino alla completa guarigione. Tuttavia, la procedura fu eseguita ugualmente.

Dopo l’operazione, il quadro clinico si è rapidamente aggravato: l’infezione è evoluta in una grave sepsi, accompagnata da complicazioni emorragiche, fino a condurre al decesso circa 40 giorni dopo.

I familiari hanno quindi intrapreso un’azione legale che si è conclusa con la sentenza depositata il 9 marzo 2026 dalla Quinta Sezione Civile del Tribunale di Catania. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità sanitaria della struttura, accogliendo la richiesta di risarcimento avanzata dagli eredi.

“Era una famiglia molto unita, quindi il danno è stato ancora più intenso in relazione al tipo di legame”, ha sottolineato l’avvocato Zammataro. Una decisione che, pur non potendo colmare la perdita, rappresenta per i familiari un importante riconoscimento di giustizia.

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