Nel maggio del 2023 una terribile tragedia colpisce il paese di Montefalcione. Questa località si trova in provincia di Avellino. Qui vive Maria Antonietta Cutillo. La ragazza ha solamente sedici anni. Un giorno Maria Antonietta fa un bagno nella vasca della sua abitazione. Contemporaneamente lei parla in videochiamata con una sua cara amica. Improvvisamente una violenta scarica elettrica attraversa l’acqua. La corrente colpisce la giovane in pieno. Purtroppo la scossa elettrica uccide la sedicenne all’istante.
Successivamente gli inquirenti ricostruiscono la precisa dinamica dei fatti. Dunque la polizia scopre la causa esatta della scossa fatale. Maria Antonietta fa cadere accidentalmente il suo telefono cellulare nell’acqua della vasca. Purtroppo il telefono ha il cavo collegato a un caricabatterie. Perciò l’energia elettrica passa direttamente dal dispositivo all’acqua. Di conseguenza la ragazza subisce una folgorazione letale.
In seguito i carabinieri della compagnia di Mirabella Eclano iniziano le indagini. Inoltre il reparto tecnologie informatiche del Racis supporta i militari locali. Per questo motivo gli esperti analizzano attentamente il dispositivo elettrico. Infatti gli investigatori eseguono accertamenti tecnici non ripetibili sul caricabatterie. Così essi scoprono gravi difetti di fabbricazione all’interno dell’apparecchio. Nello specifico un componente interno presenta criticità enormi.
Pertanto le analisi si concentrano sul condensatore ceramico a disco del caricabatterie. Purtroppo l’azienda produttrice realizza questo pezzo con materiali di bassissima qualità. Di conseguenza il condensatore non rispetta minimamente le regole base in materia di sicurezza. Infatti la Procura di Avellino formula una tesi ben precisa. I magistrati affermano una chiara verità sull’accaduto.
Secondo i magistrati, un caricabatterie a norma salva la vita delle persone in queste situazioni. Invece questo dispositivo difettoso causa l’irreparabile tragedia. Successivamente il medico legale esegue l’esame autoptico sul corpo della vittima. Dunque l’autopsia conferma pienamente l’ipotesi degli investigatori. L’esame stabilisce in modo definitivo la morte per folgorazione da contatto. In sintesi, la scarica letale deriva proprio dal caricabatterie dotato del condensatore non conforme.
Oggi, a distanza di tre anni dai fatti, la giustizia fa un passo avanti. Perciò la pubblica ministero Cecilia De Angelis formula accuse precise. La pm chiede formalmente il rinvio a giudizio per sei persone coinvolte. Di conseguenza il tribunale fissa l’udienza preliminare. L’udienza ha una data esatta. Il giudice ascolterà le parti il diciotto giugno del duemilaventisei. Davanti al giudice dell’udienza preliminare compariranno diversi soggetti.
Nello specifico, le forze dell’ordine accusano tre importatori di nazionalità cinese. Inoltre la procura indaga due imprenditori italiani. Infine l’accusa coinvolge il titolare di un negozio irpino. Cinque di questi imputati affrontano accuse gravissime. In primo luogo essi rispondono del reato di omicidio colposo. Infatti questi cinque soggetti importano e mettono in commercio dispositivi totalmente illegali. Allo stesso tempo, essi omettono tutti gli obblighi obbligatori sulla sicurezza e sulla certificazione.
In aggiunta, questi cinque indagati ingannano i consumatori. Essi applicano un marchio falso e un’etichetta adesiva sopra il prodotto originale. Quindi essi vendono caricabatterie senza istruzioni e senza la dichiarazione di conformità europea. Così essi inducono in errore gli acquirenti sulla reale origine e sulla qualità del prodotto. Per questo motivo la Procura contesta loro anche il reato di frode in commercio. Invece il sesto imputato vende materialmente il dispositivo alla giovane vittima. Quest’ultimo negoziante risponde solamente del reato di frode in commercio.
Fonte: Fanpage