Molestie sessuali su minori: confermata la condanna all’ex prete Rugolo

12 Gennaio 2026 - 13:31

Molestie sessuali su minori: confermata la condanna all’ex prete Rugolo

La Corte d’Appello di Caltanissetta ha emesso il suo verdetto definitivo. I magistrati hanno condannato Giuseppe Rugolo, ex sacerdote, a tre anni di carcere. L’accusa riguarda la violenza sessuale commessa a danno di minori. Tutto è iniziato con la denuncia di un ragazzo, sedicenne all’epoca dei fatti nel 2018. Tuttavia, le indagini hanno portato alla luce una realtà ben più ampia e preoccupante.
Infatti, durante il processo sono emersi altri dettagli inquietanti. Secondo l’accusa, almeno altri due minori avrebbero subito le stesse attenzioni. Rugolo mascherava abilmente le sue azioni. Egli definiva i suoi toccamenti come semplici “scherzi camerateschi”. Al contrario, i giudici hanno riconosciuto in quei gesti veri e propri atteggiamenti sessuali. L’uomo usava l’ironia per nascondere la gravità dei suoi atti.
Inoltre, la Corte ha confermato la linea dura già tracciata dal tribunale di Enna. I giudici sostengono che Rugolo attuasse precise strategie di manipolazione psicologica. Egli sfruttava la sua posizione per confondere le vittime. Di conseguenza, i magistrati considerano il ragazzo che ha denunciato per primo come “totalmente credibile”. La sua testimonianza ha retto a ogni verifica legale.
C’è però una differenza sostanziale rispetto al primo grado. In precedenza, il tribunale riteneva la Curia responsabile civilmente per l’accaduto. Ora, invece, i giudici d’appello hanno escluso la Diocesi dal processo. Essi considerano la Curia soltanto come un ufficio amministrativo interno. Pertanto, la responsabilità delle azioni ricade interamente sulla persona di Rugolo.
Le motivazioni della sentenza dipingono un quadro psicologico allarmante. I magistrati descrivono i comportamenti dell’ex prete come segnati da una vera “devianza sessuale”. Rugolo tradiva sistematicamente la sua funzione educativa e di guida spirituale. Un dato tecnico supporta questa tesi con forza. L’imputato ha effettuato oltre 19mila accessi a siti pornografici in soli nove mesi. Questo numero esorbitante conferma, per la corte, una personalità profondamente disturbata.
D’altra parte, la difesa ha tentato invano di proteggere l’imputato. Gli avvocati sostenevano che i rapporti con le vittime fossero “consensuali”. Tuttavia, i giudici hanno demolito completamente questa teoria. Non esiste consenso valido quando c’è manipolazione. La corte ha quindi respinto tutti i motivi di appello presentati dai difensori di Rugolo.
La sentenza entra anche nel merito dei dettagli fisici. La condanna a tre anni punisce atti specifici e inequivocabili. Rugolo compiva gesti invasivi come palpeggiamenti e pacche sui genitali. Inoltre, l’uomo dava baci allusivi e faceva addirittura la doccia insieme ai ragazzi. Questi comportamenti violano ogni limite professionale e umano.
Infine, emerge un retroscena amaro sulle istituzioni ecclesiastiche. La vittima aveva cercato aiuto molto presto. Già il 24 dicembre 2018, il giovane aveva raccontato tutto al vescovo di Piazza Armerina. La chiesa aveva quindi avviato un’indagine interna nel 2019. Purtroppo, quell’inchiesta si era conclusa con un nulla di fatto. Fortunatamente, la giustizia civile ha lavorato diversamente e ha accertato la verità.