Il capitolo più emozionante dell’esplorazione spaziale moderna si è concluso con un successo da manuale. Ieri, 10 aprile 2026, alle 2:09 italiane, la capsula Orion è ammarata nelle acque del Pacifico, al largo di San Diego, mettendo fine alla missione Artemis II. Dopo oltre 50 anni, un equipaggio umano è tornato a volare intorno alla Luna, aprendo ufficialmente la strada al prossimo sbarco sulla superficie lunare.
Secondo i dati della NASA, il rientro è stato una prova di forza tecnologica: la capsula ha colpito l’atmosfera terrestre a una velocità di circa 38.000 km/h, con lo scudo termico che ha sopportato temperature superiori ai 2.700°C. Infatti, la discesa è stata accompagnata dall’apertura perfetta degli 11 paracadute che hanno rallentato Orion fino allo splashdown. Tuttavia, le operazioni di recupero sono state rese leggermente più complesse dal mare mosso, che ha richiesto una precisione chirurgica da parte degli uomini della USS John P. Murtha.
Di conseguenza, i quattro protagonisti — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen — sono stati estratti dalla capsula e portati a bordo della nave per i primi controlli medici. Inoltre, nonostante qualche piccolo inconveniente tecnico durante il volo (come i noti problemi al sistema igienico di bordo), l’agenzia spaziale ha confermato che l’equipaggio è in “condizioni eccellenti”. In conclusione, con una durata ufficiale di 9 giorni, 1 ora e 32 minuti, Artemis II certifica la navicella Orion per il trasporto umano, proiettandoci direttamente verso la missione Artemis III: il ritorno dell’uomo (e della prima donna) sul suolo lunare.
fonte: Fanpage.it