La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta oggi al Senato e alla Camera con le comunicazioni del governo in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, affrontando i principali temi di politica internazionale ed economica legati alla crisi in Medio Oriente e alla guerra in Iran.
Nel suo intervento la premier ha chiarito la posizione dell’Italia rispetto all’escalation del conflitto, ribadendo che il Paese non entrerà in guerra. Meloni ha sottolineato la necessità di mantenere una linea di prudenza e di lavorare a livello diplomatico per evitare un ulteriore allargamento della crisi nella regione. Nel corso del discorso ha anche condannato duramente la strage di bambine rimaste uccise durante un bombardamento che ha colpito una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, definendolo un episodio che colpisce profondamente la comunità internazionale.
Uno dei punti più delicati affrontati riguarda l’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano. La presidente del Consiglio ha spiegato che il governo continuerà ad attenersi agli accordi internazionali già esistenti, come fanno altri Paesi alleati, tra cui la Spagna. Tuttavia ha precisato che eventuali richieste per attività diverse da quelle previste dai trattati dovranno necessariamente essere valutate e approvate dal Parlamento.
Meloni ha poi affrontato il tema del caro energia, spiegando che il governo è pronto ad attivare il meccanismo delle accise mobili nel caso in cui i prezzi dovessero aumentare in modo stabile. In sede europea, inoltre, l’Italia chiederà la sospensione urgente del sistema Ets per il termoelettrico, considerato uno dei fattori che contribuiscono all’aumento dei costi energetici.
Infine la premier è tornata ad attaccare alcune decisioni della magistratura sui trasferimenti dei migranti nei centri in Albania. Secondo Meloni, l’Europa avrebbe riconosciuto chiaramente il diritto dell’Italia a far funzionare queste strutture. La presidente del Consiglio ha criticato in particolare alcune ordinanze di revoca dei trattenimenti, sostenendo che decisioni simili non trovano giustificazione neppure nel buon senso.
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