Medicina sportiva: traumi maxillo-facciali, l’importanza della radiofrequenza

Tecnica utilissima sia in fase precoce che in quella di guarigione. Riattiva il microcircolo e il deflusso linfatico, poi rigenera il connettivo
sei in  Salute&Benessere

11 mesi fa - 5 Gennaio 2021

I traumi del distretto oro-maxillo-facciale rappresentano una percentuale importante degli infortuni negli sport di contatto. Lesioni muscolari, lacerazioni dei tessuti molli, fratture, traumi delle articolazioni temporo-mandibolari, sono eventi abbastanza frequenti.

E che richiedono interventi rapidi, multispecialistici, ma le cui conseguenze possono protrarsi anche a lungo. Accorciare i tempi di recupero è il principale obiettivo dei medici e delle altre figure professionali che compongono lo staff sanitario.

Fra le nuove metodologie utilizzate c’è la radiofrequenza. Il professore Pietro Nannelli, fiorentino di nascita, docente all’Università di Siena, è uno dei massimi esperti italiani nell’utilizzo di questa tecnica.

Che si è rivelata utilissima sia in fase precoce, sia in quella di guarigione. Il protocollo prevede , nei primi tre giorni dopo l’evento traumatico, programmi atermici per stimolare la riattivazione del microcircolo e il deflusso linfatico.

Nella fase successiva programmi termici per la rigenerazione del connettivo. In entrambi i casi il recupero della circolazione permette la ossigenazione tessutale.

E l’attuazione dei meccanismi depurativi dell’organismo. I risultati sono sorprendenti, sia nella tempistica che nella qualità dei tessuti rigenerati.

Franco Di Stasio presidente SIOS (Società Italiana Odontostomatologia dello Sport)

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