Medicina sportiva: tante partite, pochi allenamenti, troppi infortuni

La pandemia ha stravolto tutti i metodi di preparazione utilizzati fino a oggi. Ora si gioca ogni tre giorni e i rischi di farsi male crescono. Un plauso va ai preparatori e agli staff sanitari
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8 mesi fa - 25 Febbraio 2021

Medicina sportiva: tante partite, pochi allenamenti, troppi infortuni

Lo sport amatoriale ha come obiettivo principale il miglioramento delle condizioni psico-fisiche. Lo sport agonistico é invece orientato alla ricerca della performance, cercando di superare i propri limiti con duri allenamenti giornalieri.

É di fatto un lavoro, che occupa gran parte della giornata. A differenza di quello amatoriale, che tende anche alla prevenzione, quello agonistico prevede gli infortuni, pressoché inevitabili.

E direttamente proporzionali all’aumento della prestazione. Il calcio negli ultimi 30 anni è cambiato moltissimo. La tecnica, condizione necessaria per giocare, è ormai inscindibile da una adeguata preparazione atletica.

Un calciatore, durante la partita, percorre in media oltre 11 km e talvolta con velocità di punta di oltre 35 km/h. Cristiano Ronaldo, attualmente considerato da alcuni il miglior calciatore al mondo, sintetizza perfettamente il calciatore del terzo millennio.

Tecnica eccellente, associata a uno strapotere fisico. In una partita ufficiale ha abbondantemente superato i 38 km/h. Non è il solo. Mbappé, il suo erede, gli si avvicina molto. Cosí come Hakimi dell’Inter e Davies del Bayern.

Impressionante Haaland, 1,94 di altezza, 90 kg di peso, supera i 36 km/h. Un contatto fisico con una simile massa muscolare spinta a tali velocità può causare danni da incidente stradale. E’ necessario essere ben strutturati, altrimenti si rischia.

Sono necessari allenamenti costanti, e prolungati. La partita è l’espressione massima dello sforzo fisico e mentale. Bisogna prepararla adeguatamente, e gli eventi vanno distanziati.

Il calcio di qualche decennio fa prevedeva gli incontri la domenica, salvo gli intermezzi europei, e in più le prestazioni atletiche erano minori. Nonostante tutto c’erano gli inevitabili infortuni.

Questo campionato, ovviamente condizionato anche dalla fase pandemica, ha evidenziato le criticità di un sistema calcio sofferente. Moltissimi impegni sono troppo ravvicinati. Si gioca praticamente ogni 3 giorni, e quindi ci si allena meno.

Uno dei postulati del calcio era di affermare che la buona prestazione della domenica derivava dal buon lavoro svolto durante la settimana. Oggi si potrebbe solo affermare che la prestazione del mercoledì é frutto della preparazione del martedì.

Troppo poco. E aumentano gli infortuni, in questo caso inversamente proporzionali alle sedute di preparazione atletica. A cui si aggiungono gli atleti contagiati dal Covid, che prevedono tempi di recupero da strappo muscolare. Dunque la lista degli indisponibili a volte supera quella degli idonei.

Gli staff sanitari, e quelli tecnici, stanno sopportando una mole di lavoro impressionante. Tra l’altro senza avere nessun dato di riferimento dalle esperienze passate. Il virus ha sconvolto tutto.

I normali comportamenti sono stati stravolti dai protocolli anti pandemia. Bisogna tenerne conto nel giudicare i numeri di questa stagione. E apprezzare e rispettare il grandissimo lavoro svolto in trincea, in una guerra contro un nemico invisibile ma molto ben armato.

Franco Di Stasio (presidente S.I.O.S)

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