Salute&Benessere

Medicina sportiva: finita la pandemia, ora è il momento di fare sport

Medicina sportiva: finita la pandemia, ora è il momento di fare sport

I danni economici derivanti dalla pandemia sono devastanti. Ma lo sono anche quelli sociali e soprattutto quelli legati alla salute pubblica. E quando si parla di salute è impossibile non affrontare le problematiche legate allo sport, settore particolarmente colpito e danneggiato.

Per capire la gravità del problema bisogna partire dai numeri. I dati ISTAT pre-COVID ci dicono che in Italia il 40% della popolazione rientra fra i sedentari. Nella fascia oltre i 65 anni si supera il 50%. Troppi, con enormi ricadute sulla spesa sanitaria.

Lo sport fa bene, non farlo fa male. Fra gli undici e i quattordici anni oltre il 70% pratica sport, di questi oltre il 60% in maniera continuativa. Sembrano dati confortanti, ed in parte lo sono, ma è ancora insufficiente.

La scuola deve farsene carico. C’è un legame fra sport praticato e grado di istruzione, che è anche inscindibile da quello economico. Oltre il 50% dei laureati pratica sport, percentuale che decresce al 35% fra i diplomati fino ad arrivare al drammatico 7% della popolazione non scolarizzata.

In un paese civile del terzo millennio sono numeri intollerabili. Anche perché c’è un altro dato che fa riflettere. Lo sport più praticato in Italia non è il calcio, come si sarebbe portati a pensare.

Ma quello legato alle attività fisiche dei centri di fitness, che hanno un costo, come è giusto che sia. Imprenditori coraggiosi e da tutelare per il rilievo sociale che svolgono. Ottusamente penalizzati, come del resto è avvenuto anche in altri settori.

Emerge però il trinomio cultura-sport-benessere che è appannaggio solo di una parte della popolazione. C’è il rischio che qualche milione di cittadini italiani rimanga indietro. Ma i danni conseguenti ricadranno su tutti.

A cominciare dalla tensione sociale. Il virus ha aumentato il numero di chi non solo non può praticare sport, ma non può neanche curarsi, e talvolta neanche nutrirsi. La politica deve intervenire. Non c’è più tempo da perdere.

Troppo impegnati in uno sport odioso, marcia veloce seguiti da microfoni e telecamere, sembrano aver dimenticato il paese reale. E’ ora di fermarsi e pensare come uscire da una emergenza planetaria che fa più danni dove il tessuto socio-economico è più debole. Ripartire da una riorganizzazione che abbia come nucleo fondamentale l’economia, la cultura e la salute.

Franco Di Stasio (presidente SIOS)

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