Medicina sportiva, come risolvere i problemi di una cattiva occlusione

Fastidi come il digrignamento, gli acufeni o le cefalee sono dovuti al malfunzionamento della bocca. Diagnosi e terapie sulla gnatologia negli studi dell'Università di Chieti
di redaz. sport
1 mese fa
21 Gennaio 2021
Medicina sportiva, come risolvere i problemi di una cattiva occlusione

Nell’ambito della odontoiatria sportiva, la gnatologia riveste un ruolo primario. È orientata a curare le patologie derivanti da una cattiva occlusione che provoca problemi.

Ma anche a limitare i danni delle cosiddette parafunzioni, come ad esempio il bruxismo, conosciuto anche come digrignamento. Sintomi come gli acufeni, fastidiosi ronzii o fischi che il paziente sente e che possono essere collegati a problemi occlusali.

O le cefalee, a volte derivanti da tensioni muscolari legati al cavo orale. Vertigini, dolori al collo, mal di schiena, sono spesso segnali di un malfunzionamento della bocca.

Sofferenze che spesso affliggono gli sportivi. È fondamentale quindi che l’odontoiatra di riferimento monitori costantemente l’atleta. Questo al fine di prevenire o intercettare precocemente alcune patologie.

Che potrebbero interferire negativamente sulla sua attività agonistica, sia amatoriale che professionistica. Un funzionamento ottimale del sistema muscolare legato ai movimenti mandibolari è essenziale per permettere una buona postura.

La diagnosi assume un ruolo fondamentale. È necessario utilizzare un protocollo che consenta di selezionare coloro ai quali l’utilizzo di terapie gnatologiche, come ad esempio un bite, possa creare beneficio.

Per esempio quello utilizzato dal professore Michele D’Attilio, studioso abruzzese con grande esperienza in ambito sportivo, docente nella Facoltà di Odontoiatria di Chieti.

Che consente, in una sola seduta di circa un’ora, di evidenziare squilibri occlusali e impostare terapie adeguate. È diviso in tre passaggi: raccolta dati in cartella clinica adeguata; visita accurata; esami strumentali quali elettromiografia, kinesiografia, stabilometria e termografia.

I dati raccolti consentono poi di passare al piano terapeutico. Lo scopo è di prevenire gli infortuni, diminuire i tempi di recupero, e ottimizzare la performance.

Franco Di Stasio (presidente S.I.O.S.)

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