Il giudice Luigi Riganti del Tribunale di Pavia ha condannato Massimo Adriatici, ex assessore leghista del Comune di Voghera, a 12 anni di reclusione per omicidio volontario. L’avvocato ed ex poliziotto 51enne è stato riconosciuto colpevole in primo grado della morte di Youns El Boussettaoui, il 39enne ucciso con un colpo di pistola la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera. Il processo si è svolto con rito abbreviato, cosa che consente ad Adriatici di ottenere lo sconto di un terzo della pena. L’accusa, rappresentata dal procuratore capo Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, aveva chiesto una condanna a 11 anni e 4 mesi, quindi più bassa rispetto alla decisione finale del giudice. Gli avvocati difensori, Luca Gastini e Carlo Alleva, avevano sostenuto la tesi della legittima difesa chiedendo l’assoluzione per il loro assistito o, quantomeno, la derubricazione del reato.
“È una sentenza che dopo cinque anni accerta i fatti per come l’avvocata Debora Piazza ed io abbiamo sempre ricostruito fin dall’inizio”, ha dichiarato a Fanpage.it l’avvocato Marco Romagnoli, che con la collega rappresenta i familiari di El Boussettaoui costituiti parte civile: “Questo era un pacifico caso di omicidio volontario e oggi finalmente abbiamo un primo grado che ci dà giustizia e verità”. Il giudice Riganti ha disposto 90mila euro di risarcimento provvisionale per i genitori del 39enne e 50mila euro per i quattro fratelli, per un totale di 380mila euro.
La colluttazione tra Adriatici ed El Boussettaoui era avvenuta davanti al bar Ligure di piazza Meardi a Voghera la sera del 20 luglio 2021. Secondo la ricostruzione della Procura, l’allora assessore alla Sicurezza stava svolgendo “indebitamente un servizio di ronda armata” e di “pedinamento” nei confronti del 39enne, di origini marocchine e senza fissa dimora. Adriatici gli aveva mostrato la propria pistola, una Beretta calibro 22 che deteneva legalmente con un porto d’armi per difesa personale, e a quel punto El Boussettaoui lo aveva colpito con una manata al volto che lo aveva fatto cadere. Proprio mentre finiva sull’asfalto, l’assessore aveva fatto fuoco centrando il 39enne al petto, tra il torace e l’addome, provocandogli un’emorragia che lo condusse a morte rapida.
Il primo titolare delle indagini era il pm Roberto Valli che, una volta terminati gli accertamenti, aveva chiesto il processo per Adriatici per eccesso colposo di legittima difesa. A novembre 2024, però, il procedimento si era concluso con l’ordinanza della giudice Valentina Nevoso nel quale si chiedeva alla Procura di riqualificare l’imputazione in omicidio doloso. Il fascicolo era passato, poi, nelle mani del procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, e del procuratore aggiunto, Stefano Civardi. Secondo gli inquirenti, Adriatici quella sera avrebbe agito “in violazione dei doveri del suo ufficio di assessore” e lo scorso novembre hanno chiesto la condanna a 11 anni e 4 mesi.
Tesi sostenuta anche dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, i legali che rappresentano i genitori e i quattro fratelli di El Boussettaoui che si sono costituiti parte civile. Dopo aver rifiutato le offerte di risarcimento pari a circa 250mila euro, hanno chiesto danni per 2 milioni di euro. Gli avvocati difensori Gastini e Alleva, invece, hanno sostenuto la tesi della legittima difesa. Per i legali, Adriatici quella sera non stava facendo una “ronda”, perché in realtà la pistola la portava sempre con sé. “Nessuno si aspettava una sentenza del genere”, ha dichiarato Gastini al termine dell’udienza, “è curioso, ad esempio, che non sia stata riconosciuta la provocazione che Adriatici ha subìto. Aspetteremo il deposito della sentenza, ma già da adesso posso annunciare che ricorreremo in Appello”.
Fonte: fanpage