Madre e figlia morte a Natale, non fu intossicazione ma duplice omicidio

1 Aprile 2026 - 8:47

Madre e figlia morte a Natale, non fu intossicazione ma duplice omicidio

C’è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per la morte di mamma e figlia, avvenuta subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso in seguito ad una sospetta

intossicazione alimentare. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami

effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero. Quindi si tratterebbe di duplice omicidio premeditato. Gli esami sono stati effettuati in Italia, ma anche in Svizzera, e gli accertamenti sono arrivati fino agli

Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano. Le prime verifiche sugli alimenti utilizzati dalla famiglia nei giorni delle feste natalizie non avevano riscontrato anomalie ed era stato

ipotizzato un errore medico: le due donne erano tornate a casa dopo essersi recate al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma le loro condizioni si erano poi aggravate fino alla morte.

La vicenda viene completamente riscritta con l’entrata in scena della ricina, una sostanza velenosa (presente nella pianta del ricino) che dopo l’ingestione causa innanzi tutto nausea, vomito, diarrea e affanno;

l’avvelenamento può poi progredire fino a far collassare diversi organi e a causare il decesso. La ricina compare in diverse serie televisive, tra cui Breaking Bad. Il lavoro degli investigatori ora prosegue per

individuare il responsabile dell’avvelenamento e le modalità con le quali è avvenuto. La casa delle vittime è ancora oggi sotto sequestro, Gianni Vita e sua figlia Sara – gli altri due componenti

della famiglia delle vittime – vivono ora in un’altra abitazione. Sarebbe stata proprio questa sostanza tossica, somministrata probabilmente a più riprese, a causare il decesso di madre e figlia. La prima inchiesta

non si basava solo sull’individuazione dell’eventuale agente responsabile dell’intossicazione, ma anche sulla ricostruzione della sequenza degli eventi sanitari, compresi i primi accessi al pronto

soccorso nei giorni precedenti ai decessi, già oggetto di acquisizione di cartelle cliniche e referti ospedalieri. Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso avevano effettuato un ampio sequestro di alimenti

nell’abitazione di Pietracatella dove la famiglia aveva consumato i pasti natalizi. Erano stati prelevati barattoli, conserve, prodotti commestibili e scarti di alimenti recuperati anche dai rifiuti, tra cui gusci di

vongole. Erano già cinque le persone già indagate nella prima inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Iscritti sul registro medici e personale sanitario in servizio al

Cardarelli nei giorni in cui il nucleo familiare si era rivolto alle cure ospedaliere a causa di forti sintomi da intossicazione. La procura aveva aperto un fascicolo con diverse ipotesi di reato, tra cui la più grave  di omicidio colposo plurimo. Adesso un secondo fascicolo è stato aperto ma contro ignoti: per omicidio premeditato plurimo. Fonte Tgcom24.