Shelly Kittleson, la giornalista che il 31 marzo è stata rapita in Iraq, è stata liberata. La donna era stata rapita nei pressi del Palestine Hotel a Baghdad.
La giornalista è collaboratrice freelance di diverse testate internazionali e anche di media italiani. Dalle telecamere di sorveglianza dell’hotel è emerso che è stata caricata di forza su di un veicolo. Le autorità irachene hanno poi dichiarato di aver arrestato uno dei sospettati.
Kittleson è stata poi rilasciata “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche del primo ministro uscente a condizione che lasci immediatamente il Paese”, ha dichiarato in un breve comunicato Abu Mujahid al-Assaf, un funzionario della sicurezza di Kataeb Hezbollah, annunciando la liberazione della giornalista.
“Il rapimento di Shelly Kittleson in pieno giorno riflette una preoccupante violazione della sicurezza dei giornalisti in Iraq, che mette in luce l’aumento dei rischi legati al lavoro di cronaca in Medio Oriente. Le autorità irachene devono agire rapidamente per garantire il suo rilascio incolume e assicurare i responsabili alla giustizia, facendo in modo che l’era buia dei rapimenti e degli omicidi di giornalisti non torni in Iraq. Questi crimini rischiano di creare un clima di paura che compromette la capacità della stampa e dei giornalisti di lavorare in sicurezza” ha detto Sara Qudah direttrice regionale del CPJ (Comitato per la Protezione dei Giornalisti).
Secondo diverse fonti, a rapirla sarebbe stato Kataib Hezbollah, gruppo che fa parte delle PMF, un gruppo ombrello che opera sotto il governo iracheno ma mantiene forti legami con l’Iran. Secondo il New York Times, l’FBI aveva avvertito la giornalista che il gruppo era intenzionato a rapirla o ucciderla.
“Conosciamo bene – e da molti anni – lo spessore professionale di Shelly Kittleson e la sua sensibilità nel raccontare il mondo partendo dalle storie di chi fatica a far sentire la propria voce. È una giornalista esperta, apprezzata e stimata, come dimostra la qualità delle testate internazionali con cui collabora. Il suo rapimento ricorda a tutti noi quanto sia difficile e rischioso il lavoro di chi racconta il mondo sul campo, in particolare quello dei tanti giornalisti freelance che lavorano spesso sottopagati e in condizioni molto complesse” si legge nella lettera inviata dal gruppo italiano Lettera22 alla Farnesina.
Fonti: ValigiaBlu, Fanpage, Skytg24
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