A Ostia il terrore aveva il volto delle torture. Ustioni con un cannello da campeggio, asciugamani bagnati premuti sul viso fino a simulare l’annegamento, pestaggi con pugni e martelli di gomma, minacce di mutilazioni e di morte ai familiari. È il quadro inquietante ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’inchiesta che ha portato all’arresto di sei persone accusate, a vario titolo, di sequestro di persona a scopo di estorsione, estorsione aggravata e tentata estorsione.
Secondo gli investigatori, tutto sarebbe nato dalla sparizione di un borsone contenente oltre un milione di euro tra contanti e orologi di lusso. Da quel momento sarebbe scattata una caccia feroce contro chi era sospettato di aver sottratto o nascosto il bottino. Le vittime venivano attirate con scuse in appartamenti o edifici isolati e lì sottoposte a violenze estreme per ottenere informazioni.
L’episodio più grave risale al 23 luglio 2025. Una delle vittime, dopo aver trovato una bomba carta sul proprio furgone, viene convinta a raggiungere l’abitazione di uno degli indagati. Una volta dentro, scatta il sequestro: l’uomo viene immobilizzato con fascette da elettricista, colpito ripetutamente e torturato con la tecnica del waterboarding. Poi le ustioni provocate dalla fiamma di un cannello acceso sul corpo.
In un altro caso, avvenuto a Fiumicino, un uomo viene rapito mentre va al lavoro e portato in un rudere. Qui gli mostrano un video del padre seguito fino alla chiesa e lo minacciano di tagliargli le dita con una cesoia. Anche l’ex moglie viene aggredita e intimidita.
A completare il clima di paura, bombe carta, auto incendiate, appostamenti sotto casa e messaggi minatori: “Vi faccio passare il giorno più brutto della vostra vita”.
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