Le prime parole degli attivisti della Flotilla rilasciati da Israele: “botte da tutte le parti, ci trattavano come scimmie”

5 Ottobre 2025 - 12:04

Le prime parole degli attivisti della Flotilla rilasciati da Israele: “botte da tutte le parti, ci trattavano come scimmie”

“Sto bene perché sono tornato a casa. La paura nasceva dall’inaspettato, dal non avere alcun controllo su ciò che stava accadendo”. Con queste parole Saverio Tommasi, giornalista di Fanpage.it, ha raccontato il suo ritorno in Italia dopo la detenzione in una prigione nel sud di Israele. Tommasi era partito a bordo di una delle navi della Global Sumud Flotilla, missione diretta verso Gaza, e nella notte è rientrato insieme ad altri 18 connazionali. L’aereo con a bordo attivisti e giornalisti è atterrato all’aeroporto di Roma Fiumicino intorno alle 23.30, dove ad accoglierli c’erano decine di persone che scandivano slogan come “Free, free Palestine”.

Il reporter ha raccontato le violenze subite durante la detenzione: “Abbiamo ricevuto colpi alla schiena e alla testa, non potevamo nemmeno alzare lo sguardo. Trattavano me, Paolo Romano (consigliere regionale lombardo) e altri come delle scimmie. Mi avevano perfino cambiato nome: dovevo dire di chiamarmi ‘Biniti’ o ‘Bettini’. Poi i soldati ridevano tra loro, chiamando altri colleghi a chiedermi il nome per divertirsi. Non so la traduzione esatta, ma credo significasse qualcosa come ‘sciocco’ o ‘imbecille’”.

Tommasi ha poi descritto le difficili condizioni in cella: “Hanno tolto le medicine a tutti. Un signore di 86 anni, a cui avevano sequestrato la bomboletta per l’asma, ha chiesto aiuto al console ma non ha ricevuto nulla. Si è sentito male insieme ad altre persone. Abbiamo chiesto ripetutamente un medico: io stesso sbattevo contro la cella per chiedere assistenza, ma nessuno è mai arrivato. L’acqua era quella del rubinetto del bagno, calda e dal sapore rancido. Il cibo era scarso, ma in quei momenti non si sente neppure la fame. Ci hanno sequestrato telefoni, computer, telecamere e microfoni: tutto il mio materiale di lavoro”.

Il giornalista ha ricordato anche l’abbordaggio della nave: “Sono arrivati su gommoni con 15 o 20 soldati armati e a volto coperto. Noi avevamo già le braccia alzate e i passaporti in mano. Yassine Lafram, presidente delle Comunità islamiche italiane, è stato colpito con il calcio di un fucile alle costole. Non ha reagito né emesso suoni, perché anche solo dire ‘ahi’ poteva essere pericoloso. Da lì in poi la situazione è peggiorata. A me hanno strappato le fedi nuziali, che ho recuperato solo a Istanbul”.

Quanto agli aiuti umanitari destinati a Gaza, Tommasi ha espresso un profondo rammarico: “Immagino siano affondati insieme alle barche. Nessuna delle imbarcazioni ha avuto la possibilità di tornare indietro. E non è finita: ci sono ancora 15 persone detenute nelle carceri israeliane, mentre i bombardamenti in Palestina continuano. Il vero focus resta lì, non su di noi o sulla flotilla”

Fonte: Fanpage.it

credit photo: Fanpage.it

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