Si è chiuso con una condanna pesantissima il primo grado di giudizio per Francesco Putortì, il macellaio di 50 anni che il 27 maggio 2024 uccise un rapinatore e ne ferì un altro nella sua abitazione di Rosario Valanidi. La Corte d’Assise di Reggio Calabria ha inflitto all’uomo 15 anni e sei mesi di reclusione, accogliendo in pieno la tesi dell’accusa. In particolare, i giudici hanno respinto la richiesta della difesa di riconoscere la legittima difesa, trasformando il caso in un omicidio volontario.
Secondo la ricostruzione dei fatti, Putortì era rientrato in casa sorprendendo quattro malviventi intenti a svaligiare la sua proprietà. Durante la colluttazione, l’uomo ha impugnato un coltello colpendo mortalmente il trentenne Alfio Stancampiano e ferendo gravemente Giovanni Bruno. Tuttavia, per la Procura i colpi fatali non sono stati sferrati per proteggersi, bensì mentre i ladri erano già in fuga dopo aver sottratto alcune pistole legalmente detenute dal proprietario. Infatti, la vittima fu poi abbandonata dai complici agonizzante davanti all’ospedale Morelli.
Di conseguenza, la lettura della sentenza ha scatenato il caos in aula, con grida di “vergogna” da parte dei presenti solidali con l’imputato. Inoltre, i legali di Putortì hanno definito la decisione “durissima”, ribadendo che il loro assistito ha agito solo per timore della propria incolumità. In conclusione, mentre il macellaio resta in carcere, la difesa annuncia già il ricorso in appello per cercare di ribaltare un verdetto che riaccende il caldissimo dibattito nazionale sui confini della difesa privata.
fonte: fanpage.it