La mamma paga in ritardo la quota per la gita, bimbina di 9 anni esclusa

3 Aprile 2025 - 8:52

La mamma paga in ritardo la quota per la gita, bimbina di 9 anni esclusa

Solo perché la mamma non ha versato in tempo la quota di partecipazione, la figlia di 9 anni non potrà partecipare alla gita scolastica con i suoi compagni

del 14 aprile a Viterbo. E’ successo ad una alunna che frequenta l’Istituto Comprensivo IV Plesso Cavoni di Frosinone. La mamma della bambina ha

versato la quota di 48 euro con alcune ore di ritardo rispetto alla scadenza fissata. La dirigente scolastica ha detto che, se la donna lo desiderava, poteva

accompagnare personalmente la figlia alla destinazione della gita. La madre ha rifiutato, ritenendo la proposta inaccettabile. L’episodio ha sollevato

discussioni sulle rigidità burocratiche nelle scuole e sulle possibili conseguenze per gli studenti. La scuola, come riporta Il Messaggero, ha informato la

madre che la bambina non potrà partire alla gita scolastica in programma e che potrà solo chiedere il rimborso. Amareggiata, la madre ha

provato a chiedere maggiore flessibilità, sottolineando che per gli studenti delle medie dello stesso istituto era stata concessa una proroga di due giorni per un altro viaggio.

“Se mia figlia desiderava così tanto partecipare alla gita – ha raccontato ancora la mamma della bimba rimasta esclusa dalla gita – mi è stato detto che avrei

potuto accompagnarla con la mia auto, seguendo il pullman. Ma come avrei potuto spiegarle che non poteva viaggiare insieme ai suoi compagni?

La gita si terrà il 14 aprile, e se la preside avesse voluto, avrebbe sicuramente potuto trovare una soluzione più adatta per non deludere una bambina”.

La dirigente scolastica, ha ribadito la sua posizione: “Non posso fare eccezioni, altrimenti creerei un precedente. Le regole vanno rispettate per tutti”.

La preside ha inoltre spiegato che la gestione delle gite richiede organizzazione e che un numero impreciso di partecipanti può creare problemi.

Nonostante la delusione della bambina, la scuola resta ferma sulla decisione, mentre la madre ha deciso di rivolgersi a un avvocato per far valere le proprie ragioni. Fonte Tgcom24.