Le manifestazioni in Iran non si arrestano e nella notte tra venerdì e sabato, la capitale Teheran è stata attraversata da cori e slogan contro il governo, mentre migliaia di persone hanno dato vita a quella che viene descritta come la più vasta ondata di proteste contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni.
Il tutto avviene in un clima di forte repressione, aggravato da un esteso blackout della rete Internet, come riferisce l’agenzia AFP. Secondo la Human Rights Activists News Agency, il bilancio delle vittime è cresciuto in modo drammatico nel giro di poche ore: dai 65 morti iniziali si sarebbe arrivati ad almeno 116. Dati ancora più allarmanti provengono dall’emittente dell’opposizione Iran International, con sede a Londra, che parla di circa 2.000 morti nelle ultime 48 ore. Le sue fonti segnalano episodi di violenza particolarmente gravi a Teheran e nella città di Karaj, ma anche in molte altre aree del Paese. Video raccolti a Kahrizak, a sud della capitale, mostrerebbero numerosi corpi senza vita chiusi in sacchi. La maggior parte delle vittime sarebbe stata colpita da proiettili sparati dalle forze di sicurezza nel tentativo di reprimere le proteste.
Le autorità iraniane attribuiscono l’origine delle manifestazioni, esplose due settimane fa a causa del peggioramento delle condizioni economiche, agli Stati Uniti. L’accusa è di fomentare il movimento che ora chiede apertamente la rimozione della leadership religiosa. In questo contesto, Teheran ha lanciato un duro avvertimento: eventuali basi statunitensi in Medio Oriente, in caso di attacco, verrebbero considerate obiettivi legittimi.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha ribadito la minaccia, sostenendo che qualsiasi azione militare americana provocherebbe una risposta contro Israele e contro le installazioni militari statunitensi nella regione. Dall’altra parte, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è “pronta ad aiutare” il movimento di protesta.
Fonte tgcom24