Il dramma dell’avversario del pugile morto dopo aver combattuto un fantasma: “Mi ucciderò”

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di  Jennifer Pagano

Il dramma dell’avversario del pugile morto dopo aver combattuto un fantasma: “Mi ucciderò”

10 Giugno 2022

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Spesso capita che in una tragedia che colpisce duramente una persona assieme a tutti i suoi cari la sofferenza non si esaurisca da quel lato della storia.

Nella parte della vicenda che resta in ombra, ci può essere qualcuno il cui destino ugualmente è segnato a vita da quello cui ha partecipato o assistito.

O che secondo alcuni ha provocato.
È quello che sta succedendo in queste ore a Siphesihle Mntungwa, il pugile sudafricano che domenica scorsa a Durban era impegnato contro il connazionale Simiso Buthelezi in un combattimento valido per il titolo africano dei pesi leggeri.

Un match tristemente passato agli annali per la conclusione drammatica e mai vista prima su un ring.

Buthelezi, dopo aver spinto fuori dalle corde Mntungwa nel corso del decimo e ultimo round, alla ripresa del combattimento , che pure stava conducendo, sicuramente avrebbe vinto ai punti , è apparso completamente disorientato, dando le spalle al suo avversario e cominciando a mulinare pugni verso un angolo in cui c’era un pugile fantasma, frutto evidente dei danni riportati dal suo cervello.

L’arbitro aveva immediatamente fermato il match, avendo capito che stava accadendo qualcosa di terribile.

Buthelezi poco dopo aveva perso i sensi ed era stato trasportato immediatamente in ospedale, dove gli era stata riscontrata un’emorragia cerebrale che lo rendeva inoperabile.

“Bisogna solo pregare per un miracolo”, avevano detto i medici.

Purtroppo non c’è stato nulla da fare e il 24enne pugile sudafricano è morto di lì a qualche ora, non riprendendo mai più conoscenza.

La fine tragica di Buthelezi,
ha devastato anche la vita del suo avversario sul ring di Durban, al punto da arrivare a pensare al suicidio per le accuse pesantissime ricevute.

Mntungwa ha rivelato di essere finito in un abisso dopo essere stato etichettato come un assassino:

“Sono stato oggetto di pesanti critiche e ho ricevuto insulti sui social quando Simiso è stato ricoverato in ospedale.

Le cose sono ulteriormente peggiorate ora che è morto”, ha detto a Sowetan Live.

Non ce la faccio più ,ha continuato Mntungwa, sfogandosi in maniera
accorata .

Mi è rimasta una sola cosa: mi ucciderò.

Anche i miei vicini hanno pubblicato messaggi molto brutti su di me sui social. Non sono più al sicuro.

Non ho ucciso Simiso.
Potremmo essere stati coinvolti in un incontro di boxe, ma non era una questione di vita o di morte.

Tutto quello che volevo era vincere il titolo, che forse avrebbe contribuito a cambiare la mia vita e quella della mia famiglia.

Sono l’unico a lavorare a casa, dove sto con il mio fratellino, mia zia e i suoi figli.

Mia madre è morta quando avevo quattro anni, mio ​​padre è ancora vivo ma non stiamo con lui.

Quindi, vincere il titolo mi avrebbe aiutato finanziariamente, ma la gente mi ha bollato come un assassino, ma avrei potuto essere io a morire”.

“Senza dubbio la famiglia di Simiso sta soffrendo come qualsiasi altra famiglia, lui si era è appena laureato.

E magari la sua famiglia potrebbe aver venduto le proprie mucche per assicurarsi che finisse gli studi.

È triste e molto doloroso, ma non sono andato a fare quel combattimento con l’intenzione di ucciderlo”, ha concluso Mntungwa.

Il suo allenatore si dice sicuro che l’autopsia lo assolverà qualsiasi accusa: “Non potremo nemmeno partecipare al funerale perché abbiamo paura”.

Del resto gli stessi medici hanno ipotizzato che quanto è costato la vita a Buthelezi.

Possa non essere frutto dell’ultimo combattimento, ma avere radici più lontane, anche alla luce del fatto che le immagini del match non mostrano colpi tali, per forza e numero, da provocare l’epilogo tragico: “Potrebbero essere infortuni che si accumulano nel corso degli anni”.

Quello che è certo è che il conto presentato dal pugilato è ancora una volta altissimo.

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