“I salmoni contengono tantissima cocaina”: lo studio stravolge gli ecosistemi mondiali

21 Aprile 2026 - 21:32

“I salmoni contengono tantissima cocaina”: lo studio stravolge gli ecosistemi mondiali

I ricercatori hanno osservato un fenomeno inquietante nei salmoni dell’Atlantico. Questi pesci subiscono una grave intossicazione a causa della cocaina e della benzoilecgonina. Tale sostanza stupefacente altera in modo significativo il loro comportamento naturale. Di conseguenza, i salmoni percorrono distanze molto maggiori rispetto alla norma. Essi si disperdono inoltre in aree estremamente più ampie. Questo comportamento produce effetti del tutto imprevedibili sugli equilibri naturali. Gli scienziati hanno quindi dimostrato questi danni attraverso un esperimento pionieristico in ambiente aperto. Prima di questo studio, le alterazioni emergevano soltanto durante i test eseguiti nei laboratori.

Attualmente, molti pesci vivono quotidianamente immersi in acque contaminate dalla droga. Il consumo massiccio di cocaina nelle città sporca infatti le acque reflue urbane. Nonostante i filtri moderni, la droga finisce regolarmente nei fiumi e nei laghi. Già nel 2018, alcuni ricercatori italiani avevano denunciato questa emergenza ambientale. Essi hanno trovato livelli altissimi di sostanze tossiche nei fiumi delle grandi metropoli. Queste concentrazioni danneggiano seriamente i muscoli delle anguille a rischio estinzione. Pertanto, l’inquinamento compromette le capacità migratorie e la riproduzione di molte specie. Anche i farmaci ansiolitici peggiorano ulteriormente la salute degli animali acquatici.

Un numeroso team internazionale ha quindi condotto una ricerca approfondita in Svezia. Gli scienziati dell’Università di scienze agrarie di Umea hanno guidato le operazioni. Altri esperti provenivano da istituti prestigiosi in Germania, Australia e Regno Unito. Insieme, essi hanno analizzato la situazione nel grande lago naturale di Vättern. In questo luogo, il livello di inquinamento da sostanze illecite risulta solitamente basso. I ricercatori hanno utilizzato centocinque salmoni di circa due anni di età. Successivamente, gli esperti hanno installato sui pesci un dispositivo per il rilascio lento. Questo strumento diffondeva cocaina o il suo metabolita direttamente nel corpo del pesce.

Il monitoraggio dei tre gruppi di controllo è durato esattamente otto settimane. Gli scienziati hanno usato un sistema di telemetria acustica per i rilevamenti. Questo metodo permette infatti di seguire ogni movimento settimanale degli esemplari. I ricercatori hanno misurato con precisione le distanze e la sopravvivenza apparente. Inoltre, essi hanno analizzato le concentrazioni di droga presenti nel cervello dei pesci recuperati. I risultati hanno mostrato dati sorprendenti riguardo al metabolita benzoilecgonina. Questa sostanza rappresenta il principale scarto del corpo umano dopo l’uso di cocaina. I dati raccolti confermano una reazione fisica estremamente potente e misurabile.

Infatti, i pesci esposti a questa sostanza hanno nuotato molto più velocemente. Essi hanno coperto distanze fino a 1,9 volte superiori rispetto al gruppo sano. In termini numerici, i salmoni hanno percorso circa quattordici chilometri in più. La loro dispersione nello spazio ha superato di dodici chilometri il punto di rilascio iniziale. Molti esemplari tendevano inoltre a spostarsi verso la regione settentrionale del lago. La cocaina pura mostrava effetti evidenti, ma il metabolita appariva decisamente più marcato. Curiosamente, la sopravvivenza dei pesci drogati è risultata leggermente migliore nei conteggi finali. Probabilmente, la fuga verso aree lontane ha protetto i salmoni dall’attacco dei predatori locali.

I livelli di accumulo cerebrale rispecchiano fedelmente quelli dei fiumi inquinati. Gli scienziati hanno trovato circa 43 nanogrammi per grammo di cocaina nei tessuti. Queste dosi corrispondono a quelle rilevate nei bacini idrici vicini alle zone urbanizzate. Sebbene tali spostamenti sembrino minimi, essi colpiscono duramente gli equilibri degli ecosistemi. La posizione geografica dei pesci determina infatti la catena alimentare complessiva. Se l’inquinamento altera questi modelli, l’intero sistema naturale subisce un trauma profondo. Per tale ragione, gli studiosi iniziano solo ora a comprendere la portata del problema. L’impatto ambientale della droga supera di gran lunga la semplice tossicità individuale.

Il coautore Marcus Michelangeli ha spiegato l’importanza vitale della struttura delle popolazioni. In passato, i test di laboratorio avevano evidenziato anche un aumento dell’aggressività. Purtroppo, l’esperimento nel lago naturale non permetteva di analizzare questo fattore specifico. Tuttavia, è molto probabile che i salmoni manifestino atteggiamenti ostili verso i propri simili. L’idea della cocaina nei pesci può sembrare assurda a un primo sguardo. Eppure, la fauna selvatica affronta ogni giorno l’esposizione a droghe di origine umana. La particolarità non risiede nell’esperimento, ma nella gravità della situazione reale. I nostri corsi d’acqua ospitano ormai un mix pericoloso di sostanze chimiche.

Infine, lo studio pubblicato su Current Biology lancia un monito severo all’umanità. L’uomo influenza profondamente la vita degli altri animali con i suoi comportamenti illegali. Le nostre attività quotidiane distruggono silenziosamente la pace e la salute della natura. Siamo quindi di fronte all’ennesima prova del potere distruttivo della civiltà moderna. La ricerca sui salmoni atlantici svela una verità difficile da accettare. Ogni nostra azione lascia una traccia indelebile e tossica nell’ambiente che ci circonda. Pertanto, dobbiamo agire subito per proteggere gli abitanti dei laghi e dei mari. Solo una consapevolezza maggiore potrà salvare gli ecosistemi da questo degrado invisibile.

Fonte: Fanpage

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