«Ho visto la strada crollare davanti ai miei occhi»: la voce degli sfollati di Niscemi

27 Gennaio 2026 - 15:42

«Ho visto la strada crollare davanti ai miei occhi»: la voce degli sfollati di Niscemi

«Quella notte, quando ho chiuso il portone, mi sono voltata a guardare. Non avrei dovuto farlo: ho visto la strada e la balaustra del belvedere crollare. È un’immagine che non dimenticherò mai».

Lia Iacone vive da sempre a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, ed è una delle circa 1.500 persone costrette in queste ore ad abbandonare la propria casa a causa della frana che sta lentamente divorando la città. Nella sua testimonianza a Fanpage.it, la speranza si intreccia alla voce spezzata dall’emozione: «Non mi faranno rientrare, lo so. Ho perso tutto. E dopo tanti proclami, tutti si dimenticheranno di noi».

Lia abita in una palazzina su tre livelli: la madre al piano terra, lei e la sua famiglia ai due piani superiori. «Ero in bagno quando ho sentito un vociare dalla strada. Le persone dicevano: “Come dobbiamo fare?” e “Così all’improvviso?”. In quel momento è andata via la luce e ho pensato che si riferissero a quello. Poi ho sentito: “Ora dove andiamo?” e ho capito che stava succedendo qualcosa di grave». Affacciandosi, ha visto la gente correre e gridare, mentre il sindaco urlava a tutti di uscire immediatamente dalle case. «Ho preso solo qualche medicinale e siamo andati via così come eravamo vestiti. Da due giorni siamo senza neanche un cambio».

Il momento peggiore è arrivato subito dopo: «Quando ho chiuso il portone mi sono girata e ho visto la balaustra del belvedere e il marciapiede sbriciolarsi, come un biscotto friabile. È crollato tutto davanti ai miei occhi».

La sua casa, per ora, è ancora in piedi nel quartiere Sante Croci, a pochi metri dal punto del cedimento. «Ci hanno detto che forse ci faranno rientrare per cinque minuti, oggi o domani, solo per prendere poche cose essenziali. Ma razionalmente so che non torneremo. Questa frana non è come quella del 1997: la voragine è molto più profonda».

I sentimenti sono contrastanti: «Provo rabbia e impotenza. Ho paura che succeda di nuovo come trent’anni fa, quando ci fecero evacuare e poi rientrare, per poi dimenticarsi di noi. Fa male, perché una casa si costruisce con sacrifici enormi. Continuo a chiedermi perché all’epoca ci abbiano fatto tornare: quella notte poteva succedere di tutto».

C’è anche la paura degli sciacalli: «Le case sono lì, incustodite. Di notte c’è la Polizia, ma non possono restare per sempre».

Alla notizia che la frana non si è ancora fermata, Lia ammette di sentirsi disorientata: «All’inizio guardavo i social, poi ho smesso. C’erano troppe notizie false, immagini create con l’intelligenza artificiale, storie di sciacallaggio. Avevo paura di impazzire. Ho deciso di seguire solo le dirette del sindaco, per affidarmi a fonti sicure. Ma so già come andrà: tra tre mesi non se ne parlerà più, e tutto sarà dimenticato».

Fonte: Fanpage.it

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