Non c’è tregua nel Mediterraneo, dove alla crisi umanitaria si somma lo scontro legale tra Governo e organizzazioni non governative. Dopo il blocco della Sea Watch 5, il Viminale ha disposto il fermo amministrativo anche per la Aurora, la piccola imbarcazione della ONG tedesca. In particolare, l’accusa è di non aver informato le autorità libiche durante il recupero di 44 migranti rimasti bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata.
Secondo la ricostruzione di Sea Watch, i naufraghi — tra cui donne e bambini — sono sopravvissuti cibandosi di razioni scadute nel 2017 trovate sul posto, nell’indifferenza degli Stati europei. Infatti, la portavoce Giorgia Linardi ha definito il fermo “vergognoso”, sottolineando come l’intervento sia servito a supplire a una gravissima omissione di soccorso in una settimana segnata da un’ecatombe di quasi 200 morti in mare. Tuttavia, il Ministero dell’Interno prosegue sulla linea della fermezza, contestando la violazione dei protocolli di coordinamento con Tripoli.
Di conseguenza, la “Justice Fleet” (il coordinamento di 10 ONG) ha ribadito il rifiuto di collaborare con la Guardia Costiera libica, citando i rapporti ONU che documentano torture e violazioni sistematiche dei diritti umani nei centri di detenzione. Inoltre, diverse sentenze recenti dei tribunali italiani hanno già dato ragione ai soccorritori, stabilendo che la Libia non può essere considerata un porto sicuro. In conclusione, mentre le navi restano bloccate nei porti, il bilancio delle vittime da inizio anno sale a 765 morti, alimentando il dibattito sulle “scelte politiche disumane” denunciate dai soccorritori.
Fonte: LaRepubblica