La perizia medico-legale disposta dalla Procura di Tempio Pausania ha confermato le cause della morte di Giovanni Marchionni, il 21enne originario di Bacoli, in provincia di Napoli, deceduto lo scorso 8 agosto sullo yacht sul quale lavorava, ormeggiato a Marina di Portisco, a Olbia, in Sardegna. Come già emerso da indiscrezioni circolate nelle ore precedenti, il giovane è morto a causa di una grave ipossia provocata dall’inalazione di acido solfidrico.
Secondo quanto accertato dal consulente tecnico incaricato dalla Procura, Marchionni avrebbe respirato le esalazioni letali mentre dormiva all’interno dell’imbarcazione. Gli esami tossicologici hanno rilevato nel sangue e nelle urine del ragazzo elevate concentrazioni di metaboliti dell’acido solfidrico, un gas altamente tossico che, anche a basse dosi, può risultare fatale se inalato in ambienti chiusi e poco ventilati.
La perizia chiarisce inoltre che il decesso non sarebbe stato immediato, ma sarebbe sopraggiunto lentamente, in un arco temporale compreso tra le ore 22.04 del 7 agosto e le ore 9.28 dell’8 agosto. Un dato ritenuto particolarmente rilevante dagli inquirenti, perché consente di circoscrivere con maggiore precisione le fasi finali della vita del giovane e le condizioni dell’imbarcazione durante la notte.
I legali della famiglia, gli avvocati Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, hanno sottolineato come gli accertamenti svolti non lascino spazio a dubbi. Secondo i difensori, la perizia conferma che Giovanni ha perso la vita a bordo della barca sulla quale lavorava e dalla quale si sono sprigionate le esalazioni mortali. Emergono, inoltre, le prime certezze anche sull’orario della morte.
Ora l’attenzione della Procura si concentra sull’accertamento delle responsabilità. Gli avvocati della famiglia confidano che, grazie al lavoro meticoloso svolto in questi mesi e agli elementi acquisiti finora, l’inchiesta possa giungere rapidamente a individuare eventuali colpe e chiarire se vi siano state omissioni o violazioni delle norme di sicurezza.
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