Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi “con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Con queste parole la Procura di Pavia avrebbe spiegato il movente con cui ha accusato l’attuale indagato di essere l’omicida del delitto di Garlasco. Andrea Sempio sarà interrogato il prossimo 6 maggio dai magistrati.
Il movente sarebbe dunque un tentativo di approccio maturato a ridosso della mattina del 13 agosto tra l’allora 19enne amico del fratello Marco e la 26enne rimasta nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia. E la nuova dinamica, ricavata dell’incrocio della Bpa firmata dal colonnello Andrea Berti del Ris di Cagliari e dalla consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
Secondo gli inquirenti, Sempio “dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente” alla fronte e allo zigomo destro, “facendola cadere a terra”. Poi, “la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina”. Qui, accanto al mobiletto del telefono, Chiara Poggi, tentava debolmente di rialzarsi, e l’assassino “la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana”.
Una dinamica che giustifica, secondo la Procura di Pavia, “l’aggravante di avere agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto”. Circostanza che, insieme ai “motivi abietti”, determinerebbe nell’ergastolo la pena massima in caso di processo ed eventuale condanna di Sempio. Atteso mercoledì 6 maggio alle 10 nell’ufficio del procuratore aggiunto Stefano Civardi per l’interrogatorio. Come già il 20 maggio 2025, quando l’indagato non si presentò sfruttando un vizio formale della notifica.
Fonte: Fanpage.it; La Repubblica