Federica Torzullo uccisa, il padre dell’assassino bussa alla porta dopo il delitto: i 30 minuti che potevano salvarla

22 Gennaio 2026 - 9:54

Federica Torzullo uccisa, il padre dell’assassino bussa alla porta dopo il delitto: i 30 minuti che potevano salvarla

Meno di trenta minuti. È questo l’intervallo di tempo che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto forse cambiare il destino di Federica Torzullo, uccisa la mattina del 9 gennaio ad Anguillara Sabazia dall’ex marito Claudio Carlomagno, reo confesso. Poco dopo il delitto, infatti, il padre dell’uomo ha bussato alla porta dell’abitazione della coppia, ma il figlio non gli ha aperto, adducendo una scusa.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Civitavecchia, Viviana Petrocelli, alle 7.08 le telecamere di sorveglianza installate su via Costantino hanno ripreso il padre dell’indagato, Pasquale Carlomagno, arrivare a bordo di un Doblò Fiat nei pressi dell’abitazione. L’uomo è rimasto all’esterno per circa nove minuti, fino alle 7.17, senza riuscire a entrare in casa.

Nel corso dell’interrogatorio, Claudio Carlomagno ha riferito di aver iniziato a discutere con Federica Torzullo intorno alle 6.30 del mattino. Al culmine del litigio, legato allo stato della separazione, l’avrebbe colpita con almeno due fendenti, anche se sul corpo della donna sono stati riscontrati circa venti colpi di coltello. L’orario esatto della morte non è stato ancora stabilito e sarà chiarito dagli esami dell’Istituto di Medicina Legale della Sapienza.

È lo stesso indagato a spiegare il motivo della presenza del padre sotto casa. Durante una successiva audizione, ha dichiarato che Pasquale Carlomagno si era recato lì per restituirgli le chiavi di un mezzo utilizzato per l’azienda di famiglia, una ditta di movimento terra nel cui terreno è stato poi rinvenuto il corpo sepolto della donna. Il padre avrebbe tentato più volte di contattarlo telefonicamente e di citofonare, ma il figlio si sarebbe giustificato sostenendo che, a causa di un distacco di corrente, il citofono non funzionava e che non aveva sentito il telefono.

Alle 7.35 l’auto di Claudio Carlomagno ha lasciato l’abitazione per dirigersi verso il deposito dell’azienda. In meno di un’ora, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbero consumati il litigio, l’omicidio, la pulizia dell’appartamento e il caricamento del corpo in macchina. Una sequenza temporale che solleva più di un dubbio e che ha portato il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, a ipotizzare la presenza di un complice o una precisa premeditazione del delitto.

fonte: fanpage

credito foto: fanpage

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