Febbre alta e persistente, forti dolori al fianco e una diagnosi tutt’altro che semplice. Un uomo arrivato all’ospedale Galliera di Genova ha scoperto di essere stato colpito dall’Entamoeba histolytica, un parassita tropicale che potrebbe averlo infettato circa dieci anni prima.
Il paziente si è presentato al pronto soccorso il 12 agosto con sintomi importanti. Non aveva particolari patologie pregresse e, soprattutto, l’ultimo viaggio in un’area a rischio risaliva a circa dieci anni prima. Un dettaglio che inizialmente non aveva fatto pensare a un’infezione parassitaria.
I medici hanno iniziato una terapia antibiotica, ma il trattamento non ha prodotto risultati. È stata quindi eseguita una Tac dell’addome, che ha evidenziato un voluminoso ascesso epatico di circa 9 centimetri.
L’uomo è stato preso in carico dal reparto di Malattie Infettive e successivamente sottoposto a una procedura mini invasiva da parte dell’équipe di Radiologia Interventistica. I medici hanno effettuato il drenaggio del liquido infetto e svuotato la sacca, permettendo di analizzare il materiale prelevato.
La svolta è arrivata dal laboratorio di Microbiologia dell’ospedale Galliera. Attraverso tecniche molecolari avanzate è stata identificata l’Entamoeba histolytica, responsabile dell’amebiasi. L’infezione è generalmente associata alle aree tropicali e viene trasmessa soprattutto attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati.
Il parassita può rimanere nell’organismo senza provocare sintomi per mesi o persino anni. In alcuni casi può raggiungere il sangue e arrivare al fegato, provocando la formazione di ascessi epatici. Secondo l’Istituto superiore di sanità, solo una parte delle persone infettate sviluppa disturbi.
Dopo la diagnosi, il paziente ha ricevuto la terapia farmacologica specifica. È rimasto ricoverato per 14 giorni e ha raggiunto la completa guarigione senza dover ricorrere a un intervento chirurgico maggiore. Dall’ospedale hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra Malattie Infettive, Radiologia Interventistica e Microbiologia per arrivare alla diagnosi e scegliere un trattamento poco invasivo.
Fonte: Fanpage.it