Fabio La Fata in prima linea sul piccolo schermo. L’intervista

di  Giuseppe Cossentino
1 mese fa - 16 Settembre 2021

Tanti progetti importanti in arrivo sul piccolo schermo per l’attore siciliano Fabio La Fata. Un percorso professionale sempre più in ascesa che, da un mese circa, sta condividendo con la fidanzata Clarissa Leonardi, mezzosoprano

protagonista di Cavalleria Rusticana, opera che ha trovato spazio anche nel palinsesto Rai. Un amore travolgente e improvviso, un colpo di fulmine come avviene nei film, di cui Fabio ci ha parlato in questa intervista, dove ci ha svelato anche i

suoi prossimi obiettivi professionali.

Fabio, partiamo dal tuo lavoro. Di recente, hai finito di girare un film tv.

“Esatto. Ho finito di girare un film, che andrà in onda a marzo su Rai1. Non posso ancora dire il titolo perché è provvisorio e cambierà. E’ una storia vera basata su Caserta. In questo film ci sono tutti i migliori attori di Napoli. Io sono l’unico

siciliano, ma ho studiato il dialetto napoletano e, infatti, faccio un boss napoletano. Accanto a me, ci sono attori del calibro di Fabio De Caro, il Malammore di Gomorra, mentre il protagonista è Giuseppe Zeno. Tutti gli attori che ci lavorano

sono davvero strepitosi: da Antonia Truppo a Tosca D’Aquino, passando per Nello Mascia, Ernesto Mahieux. Ci sono quattro David di Donatello in questo film. E’ veramente un bel cast”.

Come è stato confrontarti con un dialetto, quello napoletano, che non era il tuo? Immagino che dietro ci sia stato un grosso lavoro, no?

“Sì, anche perché è diverso dal siciliano, nonostante io viva già da più di sei anni a Napoli e, dunque, il lavoro da fare non è stato poi così grosso per me. Ormai avevo allenato bene l’orecchio, sono andato in giro per quartieri, a comprare nelle

piccole botteghe, ho parlato con i commercianti. Tutto questo mi è tornato utile”.

Approfondiamo un po’… che personaggio andrai ad interpretare? Hai già detto che è un bosso napoletano.

“Proprio così. Sono uno dei camorristi che creerà molti problemi al protagonista. Nello specifico, sarò l’autista della protagonista boss”.

Ci sono altri progetti futuri di cui puoi parlarmi?

“Assolutamente sì. Ho girato con Zoe Saldana, che è un’attrice hollywoodiana. Si tratta della serie From Scratch, che verrà distribuita da Netflix intorno a gennaio. La regista, di colore, si chiama Nzingha Stewart ed è molto brava e avanti. E’

la prima volta che mi sono trovato a lavorare con gli americani, motivo per cui è stata un’esperienza del tutto nuova. Anche se, ormai, è da 10 anni che sono entrato nel mondo del cinema e delle fiction italiane”.

E se ti dico “Cuori Coraggiosi”?

“E’ un’altra fiction che mi vede tra i protagonisti, che uscirà a breve. Lì faccio un protagonista di puntata. Andrà in onda su Rai1 ed avrà nel cast Pilar Fogliati e altre nuove leve. Sarà ambientato a Torino, in un ospedale, negli anni ’50 e ’60.

Faccio un ruolo un po’ particolare: un ragazzo che sta per sposarsi e si trova a donare il suo sangue alla sua fidanzata. E una volta non era così facile donarlo, mentre si operava. Ci sarà una scena intensa, in ospedale, con il risveglio molto

toccante. Mi ha fatto riflettere tanto sulla vita e sul fatto che ce la dobbiamo godere ogni giorno perché non si sa mai quello che ci può accadere”.

Immagino che questi siano i primi set dove hai lavorato in seguito alla pandemia. Come è stato adattarsi a questo nuovo modo stare sul set?

“E’ stato un po’ traumatico perché vedi nei reparti tutti con le mascherine per proteggere l’attore. Perché, fondamentalmente, se si ammala l’attore, si ferma tutto e si blocca tutto. Noi, dato che ci truccano, non usiamo mascherine, ma dei

divisori in plastica che portiamo in mano e mettiamo davanti alla faccia, come avessimo una maschera veneziana. Al momento di lavorare, li posiamo e cominciamo a recitare. Anche perché solo l’idea di recitare con una mascherina era

orribile. Se copri la faccia a un attore gli hai ucciso l’identità. L’attore è la faccia. Non puoi coprirla, assolutamente. Per questo si sono presi dei provvedimenti”.

Passiamo un po’ al tuo lato privato. So che c’è una persona speciale nel tuo cuore…

“Sì, è una storia d’amore speciale, iniziata proprio come un film circa un mese fa. Sono andato a vedere, dopo essere stato invitato, Cavalleria Rusticana all’Arena di Verona, opera trasmessa anche dalla Rai con la presentazione di Pippo

Baudo. E’ una storia che mi ha sempre appassionato, in primis perché nasce a Vizzini, che è il paese vicino al mio, ossia Francofonte, da cui proveniva mia nonna. E’ un’opera che non avevo mai visto dal vivo. E l’amore ha preso il via quando è

uscita sul palco il mezzosoprano Clarissa Leonardi, che interpretava Lola. Sono rimasto colpito e ho fatto di tutto per farmela presentare. E il giorno successivo stavamo, insieme, a pranzo a Verona, che è la città dell’amore, di Romeo e

Giulietta. Ed è lì che, da un momento all’altro, è nata la nostra storia. Ci siamo guardati, lei dal palco e io dal mio posto, e non ci siamo più staccati. E’ stato tutto molto veloce, ma travolgente”.

Se ne stati già parlando vuol dire che i sentimenti che provi sono già molto forti, no?

“Certo. E ci tenevo davvero ad usare questa intervista per parlarne. Non volevo concentrarmi solo ed esclusivamente sul lavoro. Penso che quando l’amore arriva, una persona non deve avere paura di essere felice. In questo periodo, se ci

pensi, è come se stessimo nascondendo qualsiasi tipo di felicità. E il risultato è che si vede soltanto l’odio. Dal mio punto di vista, si deve puntare più sul far vedere la felicità. Se si mostra soltanto l’odio, inevitabilmente tutti odieranno”.

E a proposito di grandi amore, quando è iniziato quello per la recitazione?

“Avevo sei anni. E’ una passione che è iniziata davanti alla tv, quando guardavo i film americani e sognavo di recitare. Da piccolissimo, ricordo che mio nonno, un giorno, mi comprò un videoregistratore. Il motivo principale era per tenermi

calmo, visto che facevo disperare mia nonna da quanto ero vivace. Ma, insieme a quello, mise anche una videocassetta e mi disse che, al suo ritorno, voleva che gli raccontassi ciò che avevo visto. Se infatti non avevo nulla da raccontargli

significava che, mentre era a lavoro, non avevo guardato la tv, ma disturbato mia nonna. Al suo ritorno, glielo raccontai talmente bene che volle ripetere questa cosa. E, in seguito, ha comprato altre cassette per sentire i miei racconti. Ed è lì

che è cominciato l’amore per il cinema americano. Mi sono formato con i film hollywoodiani, con attori come Al Pacino, Robert De Niro e Denzel Washington. Tant’è che, al primo provino in Accademia, mi chiesero se avessi studiato in

America. Perché avevo un’impostazione decisamente americana. Ma l’avevo acquisita non a scuola, bensì vedendo e rivedendo i film decine e decine di volte – per studiare gli attori, le loro espressioni, le minime smorfie facciali – e ripetere le

varie scene di fronte allo specchio. E, da questo, in famiglia hanno capito che volevo fare l’attore”.

Quali personaggi ti hanno fatto conoscere maggiormente dal pubblico?

“Sicuramente il vice-ispettore Antonio Scipioni di Rocco Schiavone, dove ho recitato al fianco di Marco Giallini, che per me è uno dei più bravi attori che ci sono adesso del panorama italiano. E’ un ruolo che ho dovuto lasciare, a malincuore,

dopo la prima stagione perché ero impegnato su due set altrettanto belli: La Mafia Uccide solo D’Estate con Claudio Gioè e La Vita Promessa con Luisa Ranieri. Stavo tra Palermo e la Bulgaria, motivo per cui non riuscivo a stare anche in Valle

D’Aosta. Mi è dispiaciuto tantissimo, perché non ho più potuto lavorare Marco, che è diventato un mio grande amico. Abbiamo lavorato bene insieme, è una persona che mi è rimasta davvero nel cuore”.

Hai ancora un sogno nel cassetto? Un obiettivo che vorresti raggiungere?

“Ora che ho provato il set di una serie Netflix, mi piacerebbe farne un’altra americana. Magari girata in Sudamerica, nei posti latini che mi piacciono tanto”.

Fabio La Fata in prima linea sul piccolo schermo. L’intervista
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