Enio Drovandi, icona del cult Sapore di Mare tra cinema e tv

di  Giuseppe Cossentino
2 mesi fa - 24 Agosto 2021

Ha interpretato diversi personaggi iconici della televisione del cinema italiano: dal fotografo Cecco di Sapore di Mare al barista Totip ne I Ragazzi della 3ª C. Parliamo dell’attore toscano Enio Drovandi, che ha lavorato davvero con i registi più grandi, come Mario Monicelli, Carlo Vanzina, Dino Risi, fino ad arrivare a Rossella Izzo, che lo ha diretto ne Lo Zio D’America. Un percorso che Drovandi ha raccontato in questa intervista, che è cominciato grazie al suo incontro con Roberto Benigni.

Enio, ha preso parte a diversi film cult del cinema italiano: da Amici Miei – Atto II° a Sapore di Mare, passando per Eccezzziunale… veramente e tanti altri. Dal suo punto di vista, quali hanno condizionato maggiormente il suo lavoro d’attore?

“Come si fa a rispondere? E’ come chiedere a un figlio se ama più il babbo o la mamma. Non ho una risposta precisa, ma posso dire delle cose che, nel corso degli anni, mi hanno fatto davvero piacere. Ad esempio, sono l’unico attore al mondo che è stato diretto quattro volte da Mario Monicelli. Ha detto, per ben 4 volte, ‘Ciak… azione’ a Enio Drovandi. Questo mi riempie d’orgoglio. Così come il fatto che Marcello Mastroianni, ne Il Fu Mattia Pascal, si prendeva la briga di mettersi lì a insegnarmi recitazione. Con un maestro del genere, ho imparato davvero tante cose. Mi hanno dato tanto, a livello di insegnamenti, pure Roberto Benigni, Ugo Tognazzi, Lino Banfi. Sono loro i maestri che, in qualche modo, hanno influenzato la mia vita”.

Beh, sono tutti nomi che hanno fatto la storia del cinema italiano (e non solo)…

“Certo. Da Mastroianni ho anche imparato un’altra grande cosa. Mi chiamava Toscanino e mi diceva: ‘Sei uno che avrai successo, perché sei molto bravo, ma ricordati sempre che più grande sarai e più normale devi essere’. Quella è stata per me una grande lezione d’umiltà. Questa frase è una perla che dico sempre: ‘Quando sei in alto, non devi scordarti da dove vieni’. La vera grandezza la fa la normalità, assolutamente. Uno è grande, quando è normale. Né quando è umile, né quando è gasato. Se riesci a essere normale quando sei grande, secondo me sei grande due volte”.

Però, quando si parla di lei, è impossibile non pensare a Cecco Il Fotografo di Sapore di Mare…

“Sapore di Mare è un altro dei film a cui sono maggiormente legato. Dico sempre che ci sono degli attori famosi per il nome e per la loro faccia, ma ce ne sono pochissimi conosciuti soprattutto per il personaggio che hanno interpretato. E sono quelli, secondo me, i più grandi perché rimangono. Se dico Raoul Bova lo conoscono tutti, così come Christian De Sica, Massimo Boldi o Enrico Brignano. Però, se dico di citare tre personaggi che hanno interpretato nessuno me lo sa dire. Hanno fatto tante cose, ma non vengono identificati con dei ruoli che sono entrati nel cuore della gente. Piuttosto sono loro conosciuti grazie alle loro facce e battute”.

Immagino, quindi, che lei si identifichi nel secondo gruppo di attori, no?

“Sì. Non ho il nome di Raoul Bova, né la faccia di De Sica. Però se a qualsiasi persona, in Italia, gli dici che sono stato il fotografo di Sapore di Mare mi dice: ‘So chi è’. La stessa cosa capita se gli citi il barista Totip de I Ragazzi della 3ª C , così come il ladro della roulotte in Abbronzatissimi. Mi onore di questo. Sono tutti film, tra cui inserisco pure Amici Miei, che porto nel cuore. E che hanno fatto sì che la gente mi portasse nei loro ricordi”.

L’ha appena citata lei: I Ragazzi della 3ª C, grande successo di Italia1 alla fine degli anni ’80.

“E’ stato un enorme successo. Ha vinto per due anni di fila il Telegatto. Alcune puntate hanno ancora il record di ascolti. Alcuni appuntamenti, come Il Derby, hanno fatto 18 milioni di ascoltatori. Mi permetto di citare anche Ferragosto OK, telefilm in due puntate di Italia1 che è quello, ad oggi, che ha ottenuto il record di ascolti in assoluto della rete. Io lì facevo Iacocca, l’animatore del villaggio turistico. Insomma, vengo da un cinema e da una televisione supportata da dei numeri pazzeschi. Questa è la realtà certificata, con dei dati dimostrabili; non li invento mica io! Spesso ho fatto dei ruoli che non erano dei protagonisti, sulla carta, ma che poi lo sono diventati. Dico, infatti, di essere un anonimo famoso”.

Identifichiamo meglio questo concetto, allora.

“Sono anonimo perché faccio la vita normale tutti i giorni e quindi non mi interessa esibire niente. Sono famoso perché quando dico chi sono la gente apre la bocca e non la chiude più. Se vado a fare degli spettacoli, quando entro e mi presento, vedo che la gente, inizialmente, mi guarda e non associa il mio nome. Dicono tra sé e sé che forse mi hanno visto da qualche parte. Altri mi riconoscono anche solo per la voce, alcuni non si rendono bene conto. Ma se proiettano un video di pochi minuti, uno showreel dove ci sono i personaggi più iconici che ho interpretato, la gente ha gli occhi sbarrati, la bocca aperta. A quel punto, è come se avessero davanti Benigni. Me ne rendo conto. Quando salgo  su un palco sono anonimo, ma appena scendo sono famoso”.

Come si è avvicinato al cinema. E’ un sogno che ha sempre avuto o ci è arrivato per caso?

“Sono di Pistoia, che è una cittadina fantastica, ma che da ragazzino mi stava alquanto stretta per le mie mire, per come ero fatto io. Mi stava stretta la provincia, anche se la amavo. Conobbi così casualmente Roberto Benigni, a cui chiedevo inizialmente di farmi fare l’attore. Un giorno, su suo consiglio, andai a Roma ad un casting e mi presero. Ed è incominciato tutto”.

Ha dei progetti in ballo in questo periodo?

“Ne ho vari. Uno è un film didattico che vorrei fare con le scuole medie superiori di tutta Italia. Vorrei avere accanto a me un altro nome forte, ma non so bene chi. Ci tengo inoltre a dire che sono il responsabile nazionale di ASI Spettacolo, che è un ente di promozione sociale. Facciamo formazione ed avviamento allo spettacolo per tutti gli artisti che vogliono introdursi nel settore. Ho i miei uffici a Cinecittà. Ho anche scritto un trattato, L’Elogio Della Sconfitta, dove spiego che per vincere, nella vita, bisogna imparare a saper perdere. E’ dalle sconfitte che si impara maggiormente”.

E se le dico “Festa della Vita” che cosa mi risponde?

“Nel mondo, l’unica festa della vita la faccio io. Ne hanno parlato anche il Times, il Washington Post, El Pais. La organizzo da 30 anni, consecutivi. Ebbi un incidente nel 1989, sono morto e rinato. Da allora, ogni anno, faccio una festa dove brindo alla vita. A parte gli ultimi due anni, segnati dal Covid, a questa festa evento viene sempre tanta gente. L’unica festa della vita, al mondo, la fa Enio Drovandi a Roma”.

Enio Drovandi, icona del cult Sapore di Mare tra cinema  e tv
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