Emergenza clima, scienziati in allarme: codice rosso per l’umanità rischio lockdown climatico

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1 mese fa - 28 Ottobre 2021

Roma, 17 settembre 2021 – L‘emergenza climatica è da “codice rosso” e a lanciare l’allarme, stavolta, è Joe Biden. “Dobbiamo agire e dobbiamo agire ora contro il cambiamento

climatico”: ha detto il presidente degli Stati Uniti aprendo i lavori del Mef, Major Economies Forum on Energy and Climate, al quale partecipano almeno sette leader mondiali, tra cui il premier

britannico Boris Johnson. Biden ha citato il recente rapporto Onu sul clima, sottolineando che esso “rappresenta un codice rosso per l’umanità“.

È iniziato alla Casa Bianca il forum virtuale su energia e clima promosso dal presidente Biden con le maggiori economie del mondo. Tra gli obiettivi attesi un impegno da parte di Usa, Ue ed

altri Paesi a ridurre il loro uso del metano, un potente gas serra. Il vertice arriva a meno di due mesi prima della Cop26, la conferenza Onu a Glasgow dove ci si aspetta che quasi 200 nazioni

annuncino tagli delle emissioni più ambiziosi di quelli fissati precedentemente per evitare il surriscaldamento del pianeta.

Biden: “Siamo vicini al punto di non ritorno”

Nell’intervento introduttivo il presidente Usa ha ricordato che nelle ultime due settimane “ho girato per gli Stati Uniti e ho visto i disastri creati dagli uragani, dalle inondazioni e dagli incendi,

tutti fenomeni che si sono verificati in molte altre aree del mondo”. Biden ha poi rivendicato il nuovo ruolo degli Usa nella battaglia per il clima: “Gli Stati Uniti sono tornati protagonisti per

affrontare la crisi climatica. Il tempo per agire è poco e siamo vicini a un punto di non ritorno“. Il presidente Usa ha inoltre spiegato che “la crisi climatica rappresenta anche una

grande opportunità per creare lavoro“.

Draghi: “Conseguenze catastrofiche con le attuali politiche”

“Se continuiamo con le politiche attuali le conseguenze sarebbero catastrofiche“. È un concetto espresso dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo videomessaggio con cui

partecipa al Mef promosso dal presidente Usa. “Con l’accordo di Parigi – dice Draghi nel videomessaggio – ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai

livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri Paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi e dei nostri

cittadini: stiamo venendo meno a questa promessa“. E Draghi è ancora più chiaro: “Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento

globale entro la fine del secolo. Le conseguenze di un tale aumento delle temperature sarebbero catastrofiche”.

Emergenze a Venezia e sui ghiacciai delle Alpi

“Gli effetti dei cambiamenti climatici sono già molto chiari – ha proseguito il premier italiano -. Negli ultimi 50 anni, il numero di disastri legati ad eventi meteorologici si è quintuplicato. Gli incendi stanno divorando le foreste, dalla California all’Australia. E dalla Germania alla Cina, stiamo assistendo a inondazioni sempre più devastanti”. E a causa dell’emergenza climatica in atto “l’Italia sta fronteggiando l’innalzamento del livello del mare a Venezia e lo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi“. A causa dei mutamenti climatici “gravi carenze idriche e siccità sono fenomeni sempre più frequenti e colpiscono in maniera sproporzionata alcuni paesi tra i più poveri del mondo, ad esempio in Africa”.

A Milano i giovani per il Pre-Cop26

“Dobbiamo onorare gli impegni presi in materia di clima e, in alcuni casi, essere pronti a prenderne di più audaci”, ha incalzato Draghi aggiungendo che la tempistica con cui è stato organizzato il Mef, il forum promosso da Biden, “non potrebbe essere più appropriata” ricordando che “tra meno di due mesi saremo tutti a Glasgow per la Cop26. Gli occhi del mondo saranno puntati sull’esito dei nostri negoziati. Su ciò che saremo in grado di fare per il pianeta e per le prossime generazioni“. La 26ma Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu sul cambiamento climatico (Cop26) sarà ospitata a a Glasgow, mentre l’Italia ospiterà gli eventi preparatori, tra cui un evento per i giovani e il vertice Pre-Cop, che si terranno a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.

“Sulle emissioni tutti devono fare la propria parte”

Draghi ha aggiunto che l’ultimo Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici “ha dichiarato che, per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo realizzare riduzioni immediate, rapide e significative delle emissioni. Non possiamo semplicemente contare sugli altri: dobbiamo tutti fare la nostra parte”. Nell’ambito dell’Unione Europea, ha ricordato il premier, “abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica“, e “dobbiamo sostenere sia i nostri cittadini, sia i paesi in via di sviluppo, nell’affrontare questa onerosa transizione”.

Impegno a ridurre del 30% il metano

“L’Italia accoglie con favore il ‘Global Methane Pledge’. Dobbiamo raggiungere un’intesa comune sulla necessità di ridurre in modo significativo tutte le emissioni di gas a effetto sera, compreso il metano, nel prossimo decennio”, ha detto Draghi riferendosi al documento ‘Global Methane Pledge’ con cui Stati Uniti e Unione europea puntano a uno sforzo comune per ridurre le emissioni di metano del 30% a livello globale entro la fine del decennio. Le emissioni di questo gas naturale riguardano una pluralità di fonti, dall’agricoltura ai rifiuti al settore dei combustibili fossili. “E – ha aggiunto Draghi – dobbiamo basarci sull’accordo raggiunto nella riunione del G20 sul clima a Napoli, che sottolinea l’importanza di meccanismi di monitoraggio credibili”.

L’ideona dell’esperta di Conte: vuole un “lockdown climatico”

Mariana Mazzucato, consigliera economica di Giuseppe Conte, ha spiegato che il lockdown climatico potrebbe essere l’unico modo per salvare l’ambiente

Bloccare il tessuto sociale ed economico dei vari Paesi, attuando quello che è stato definito “lockdown climatico“, per salvare l’ambiente. È questa l’ultima previsione teorizzata da Mariana Mazzucato, consigliera economica di Giuseppe Conte nonché economista impegnata a collaborare con il governo per il piano sul Recovery Fund.

Non si capisce se l’idea di Mazzucato in un intervento su Project Syndicate sia soltanto una congettura teorica oppure una semplice suggestione. Certo è, ha sottolineato il quotidiano Il Tempo, che il cuore del suo articolo ruota attorno all’ipotesi di fermare la vita economica e produttiva di una nazione al fine di contrastare il cambiamento climatico, e quindi difendere l’ambiente.

Dalle trasformazioni dei ghiacci artici ai violenti incendi americani passando per le perdite di metano nel Mare del Nord: a detta dell’economista, questi non sarebbero altro che chiari segnali di allarme del fatto che ci stiamo avvicinando a un punto di svolta sui cambiamenti climatici. Detto altrimenti – e più esplicito di così non si può – “siamo arrivati a un momento tale in cui la protezione del futuro della civiltà richiederà interventi drammatici“.

Il “lockdown climatico”

Quale? Il blocco climatico. Ovvero un lockdown attuato non per debellare una pandemia ma per salvaguardare l’ambiente. Con una simile soluzione, prosegue Mazzucato, “i governi limiterebbero l’uso di veicoli privati, vieterebbero il consumo di carne rossa e imporrebbero misure estreme di risparmio energetico“. E tutto mentre “le compagnie di combustibili fossili” smetterebbero di trivellare.

Proseguendo la lettura del pezzo arriviamo a una sorta di ammonimento. C’è un modo per evitare il lockdown climatico. Quale? “Rivedere le nostre strutture economiche e fare capitalismo in modo diverso“. Il punto è che una soluzione del genere fa tornare alla mente il periodo nero del lockdown provocato dalla pandemia. Un periodo in cui perfino le più basilari libertà dei cittadini erano state soppresse per cercare di abbattere la curva epidemiologica. Un periodo che ha provocato una brusca frenata dell’economia e altre tragiche conseguenze alla salute delle persone.

Distruggere l’economia

Il problema, probabilmente non considerato dall’economista di Conte, è che l’attuazione di un presunto lockdown climatico comporterebbe la totale distruzione economica di uno Stato. La suggestione è tanto più assurda se consideriamo il momento storico in cui è stata divulgata: a pochi mesi da un pesantissimo lockdown – che, nel caso italiano (e non solo), ha provocato una gravissima crisi – e negli stessi giorni in cui vari governi temono di dover rispolverare la stessa misura draconiana.

Ecco: in uno scenario del genere, lo spauracchio evocato da Mazzucato appare totalmente fuori luogo. Limitare l’uso dei veicoli privati, vietare il consumo di carne rossa e imporre misure estreme di risparmio energetico sono tutti suggerimenti che spingono verso la fantomatica decrescita felice, che di felice ha tuttavia soltanto il nome.

Se gli ambientalisti di ferro troveranno interessante l’ideona di bloccare un Paese per salvaguardare clima e ambiente, dello stesso avviso non saranno sicuramente i proprietari di molte piccole e medie imprese, dagli artigiani ai ristoratori, che si troverebbero costretti a tirar giù le saracinesche dei loro negozi – e quindi non lavorare, rischiando di finire in miseria – in nome dello spirito green.

Una teoria discutibile

Eppure, per salvare l’ambiente, il nuovo spauracchio è che “nel prossimo futuro” il mondo possa ricorrere “a nuovi blocchi, questa volta per affrontare emergenze climatiche“. Sia chiaro, secondo

Mazzucato siamo ancora in tempo per evitare la debacle. Solo che il rimedio sembra essere peggiore del male.

Nell’intervento della consigliera economica del premier Conte si fa riferimento a iniziative di crescita sostenibile. Uno dei modelli da seguire? Ad esempio quello della Nuova Zelanda, elogiata

per aver sviluppato “un budget basato su parametri di benessere piuttosto che sul Pil“. L’ultimo monito, infine, si concentra sulla presunta interconnessione tra le tre crisi che stanno colpendo il

mondo: la crisi climatica, quella sanitaria e quella economica.

L’attivista svedese Greta Thunberg ha ribadito la sua convinzione che dal summit di Glasgow sul clima previsto per i primi di novembre – e indicato da alcuni come l’ultima possibilità che l’umanità ha per evitare un catastrofico riscaldamento globale – con tutta probabilità “non porterà a grandi cambiamenti” e che è necessario continuare a chiedere per un reale cambiamento. “Per come stanno le cose adesso questa Cop non porterà a grandi cambiamenti, dobbiamo continuare a fare pressione”, ha detto Greta alla Afp a margine di un concerto per il clima organizzato oggi a Stoccolma

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